Sangue infetto, risarcimento per gli eredi di un uomo stroncato da tumore

BARI di Redazione AntennaSud

 

Risarcimento di un milione di euro per gli eredi di un 41enne barese, morto nel 2006 di tumore al fegato, dopo aver contratto dieci anni prima un'epatite cronica a causa di trasfusioni di sangue infetto che  gli erano state somministrate al Policlinico di Bari nel 1975.    

Dieci anni fa fu stroncato da un tumore al fegato, insorto a seguito di una grave forma di epatite cronica contratta attraverso il sangue infetto che gli era stato trasfuso nel 1975. L'odissea di un 41enne barese viene ricostruita nella sentenza del Tribunale di Bari, che riconosce ai familiari dell'uomo il diritto ad un risarcimento danni di un milione di euro. A pagare sarà il Ministero della Salute, che all'epoca delle trasfusioni, praticate al Policlinico di Bari, non vigilò correttamente venendo meno ai "doveri di controllo e prevenzione nello svolgimento delle pratiche trasfusionali ematiche al fine di evitare il contagio del paziente", si legge nella sentenza.

A fine agosto del 1975 l'uomo fu vittima di un incidente stradale, e per salvarlo fu sottoposto a numerose trasfusioni. Quel sangue che g l i salvò la vita allora, però, fu anche responsabile dell'epatite contratta vent'anni dopo e del cancro che lo uccise.

Già nel 2002 la Commissione medica ospedaliera del Policlinico riconobbe l'esistenza di un nesso causale tra le trasfusioni somministrate 20 anni prima e l'epatite cronica.