Caso Scazzi: sapevano e non parlarono, il Gip decide la sorte di 12 persone

AVETRANA (TA) di Redazione AntennaSud

 

 

Alcuni erano a conoscenza dei fatti e hanno taciuto, altri, ancora peggio, hanno detto il falso. Oggi il giudice per l'udienza preliminare esaminerà la richiesta e deciderà se rinviare a giudizio 12 persone finite sotto inchiesta nell'omicidio di Sarah Scazzi. 

Un processo che sembra davvero non avere fine. Oggi il giudice per l'udienza preliminare esaminerà la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e dal sostituto, Mariano Buccoliero, nei confronti delle 12 persone finite sotto inchiesta per essere state a conoscenza di fatti e particolari riguardanti l’omicidio e aver taciuto, o peggio ancora per aver detto il falso, dinanzi ai pubblici ministeri o alla Corte d’assise, nel dibattimento di primo grado, conclusosi il 20 aprile del 2013 con la condanna all’ergastolo di Cosima Serrano e sua figlia, Sabrina Misseri. Nella vicenda dell'omicidio di Sarah Scazzi, la 15enne scomparsa ad Avetrana il 26 agosto del 2010 ci sono anche elementi nuovi. Ad esempio quello che fa capo ad Ivano Russo, il ragazzo che sarebbe stato conteso da Sarah e la cugina Sabrina. 

A Ivano Russo i pubblici ministeri contestano il reato di false informazioni al pubblico ministero e quello di falsa testimonianza alla corte d’assise. Tra le altre cose, Ivano ha sempre sostenuto di aver trascorso in casa la giornata di quel 26 agosto, almeno sino al tardo pomeriggio quando poi è andato a lavorare sulla litoranea. Agli atti dell’indagine c’è il verbale di un testimone che invece colloca Ivano Russo fuori dalla sua abitazione proprio attorno all’ora di pranzo, ovvero quando Sarah sarebbe stata uccisa. Sul punto, ovvero sulla permanenza in casa di Ivano, una contestazione specifica per falsa testimonianza e false informazioni al pubblico ministero viene formulata anche a sua madre e al fratello oltre che alla fidanzata di allora. Tra i 12 imputati c'è anche Michele Misseri, zio di Sarah, nei confronti del quale viene ipotizzata l’autocalunnia perché per assicurare l’impunità alla moglie, Cosima, e alla figlia, Sabrina Misseri, si è accusato - dinanzi a pm, gip, gup e corte d'assise - dell’omicidio di Sarah sapendosi innocente.