Scoperta Uomo di Altamura, il Tar: "Pemio agli speleologi baresi Di Liso e Milillo"

BARI di Redazione AntennaSud

 

L'ultima sentenza del Tar mette la parola fine al contenzioso decennale per il diritto al premio di 450mila euro che il Mibac dovrà versare per il rinvenimento dell'Uomo di Altamura. A dividerlo con il Centro Altamurano Ricerche Speleologiche saranno gli speleologi baresi Di Liso e Milillo.

Dopo oltre dieci anni di contenzioso giudiziario, una sentenza del Tar di Bari ha riconosciuto un premio per la scoperta dell'Uomo di Altamura agli speleologi baresi Lorenzo Di Liso e Marco Milillo. Per il rinvenimento del prezioso reperto preistorico i due scienziati avranno diritto a 450mila euro, da dividere con il Cars, il Centro Altamurano Ricerche speleologiche. I giudici amministrativi della terza sezione ribadiscono il contenuto di una sentenza del 2007, disponendo che il Mibac eroghi il premio ai tre soggetti.

Nel 2001 la Soprintendenza aveva negato il diritto al premio obiettando che i proprietari del suolo dove nel 1993 fu rinvenuto l'uomo di Altamura non avevano mai autorizzato gli speleologi ad entrare nel terreno. Nel 2007 si era pronunciato il Tar che, sulla base del comportamento dei proprietari del suolo all'indomani della scoperta, aveva escluso che avessero mai manifestato opposizione.

L'ultima sentenza del Tar ha fatto chiarezza anche su un altro punto del contenzioso: Di Liso e Milillo decisero di esplorare la grotta in cui ritrovarono Ciccillo, l'Uomo di Altamura, "a titolo individuale" e non per conto dell’associazione Cai di cui facevano parte Di Liso e Walter Scaramuzzi, terzo componente della spedizione. Cai che, nel frattempo, è ricorsa anch'essa al Tar, per chiedere il riconoscimento del premio e l’esclusione di Di Liso e Milillo. Ma i giudici del Tribunale Amministrativo hanno ribadito quanto stabilito nella sentenza del 2007, divenuta intanto definitiva: furono due gruppi speleologici (il Cars di Altamura da una parte, Milillo e Di Liso dall’altra) a scoprire l’Uomo di Altamura. Pertanto il Cai, al quale appartenevano due dei tre speleologi baresi autori della scoperta, non ha titolo per ottenere il premio in denaro.