Andria, impero da 100 milioni sequestrati al re del racket

ANDRIA di redazione AntennaSud

 

 

Un vero e proprio impero  quello sequestrato dai carabinieri di Bari ad un imprenditore del settore calzaturiero di Andria. 100 milioni di euro il valore complessivo dei beni sequestrati e con molta probabilità frutto delle attività usuraie che aveva messo in atto da anni. 

 

Un usuraio a tutti gli affetti. Anzi a giudicare dall'impero che aveva accumulato, può essere definito il re del racket. 100 milioni il valore patrimoniale sequestrato al 61enne imprenditore del settore calzaturiero di Andria Domenico Quacquarelli. I sigilli riguardano un'industria di calzature, prodotte anche su commissione di noti marchi nazionali, due società di investimento immobiliare, due società che gestiscono il commercio e l'esportazione all'estero di calzature con punti vendita al dettaglio ad Andria, Bitonto (Bari), Foggia e Gallipoli (Lecce), una villa lussuosa, quattro appartamenti, nove immobili ad uso commerciale, 42 conti correnti presso 20 istituti di credito e 18 auto (tra cui un Porsche Panamera). l provvedimento scaturisce da un’indagine patrimoniale sviluppata dal Nucleo investigativo del reparto operativo, che ha permesso di documentare come, a fronte degli ingenti prestiti elargiti in favore di numerosi debitori (prevalentemente commercianti e giocatori d’azzardo), il 61enne applicasse tassi d’interesse usurari del 15% al mese, pretendendone la liquidazione,con violenza o minaccia in caso di insolvenza e investendo poi in beni ovvero attività economiche e produttive.  I carabinieri del Reparto operativo di Bari, che hanno eseguito il decreto di sequestro di beni, per un valore di 100 milioni di euro, hanno passato al setaccio la vita dell’imprenditore e del suo nucleo familiare, risalendo fino agli anni 90. "Prima di questa data non è stato possibile rintracciare redditi significativi", riferiscono gli investigatori. I redditi, ufficiali e non, sono apparsi sin da subito incompatibili con un patrimonio complessivo stimato in 100 milioni di euro circa. Da qui l’immediata richiesta dei provvedimenti di sequestro ai quali seguirà una ulteriore valutazione da parte del Tribunale di Trani per arrivare alla confisca definitiva, che, se adottata, comporterà l’acquisizione di tutti i beni da parte dello Stato. Un sequestro che non comporta alcun rischio per i lavoratori dell'industria calzaturiera, in quanto le società sequestrate potranno continuare a operare sotto la guida di un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. La misura è stata adottata ai sensi del 'Codice antimafià, che prevede il sequestro e la successiva confisca di beni accumulati illecitamente da soggetti ritenuti socialmente pericolosi o che abbiano evidenziato un tenore di vita sproporzionato rispetto al reddito dichiarato.