Radiofarmaci: truffa da oltre 3 mln di euro, mega sequestro a Casarano (Le)

CASARANO (LE) di redazione AntennaSud

 

 

E' finita con un mega-sequestro la vicenda della Sparkle di Casarano, protagonista della cosiddetta 'truffa dei radiofarmaci'. Il provvedimento per 3 milioni 600mila euro è stato emesso dalla sezione giurisdizionale della Corte dei conti, su richiesta della Procura contabile.

Beni immobili e conto correnti bancari per un valore di oltre 3,6 milioni di euro appartenenti alla società Sparkle che ha realizzato a Casarano, nel Leccese, uno stabilimento per la produzione di un radiofarmaco, e al suo rappresentante legale, sono stati sottoposti a sequestro conservativio dalla Procura regionale della Corte dei Conti di Bari. Sotto sequestro lo stabilimento per la produzione del farmaco, l'abitazione dell'amministratore e i saldi presenti di sette rapporti bancari. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione giurisdizionale della Corte dei conti, su richiesta della Procura contabile, ed eseguito dal Nucleo di polizia tributaria di Lecce, che ha indagato sui finanziamenti comunitari erogati dalla Regione nell’ambito del Pit9. Nel mirino degli investigatori  la società che aveva deciso di produrre in Salento il fluorodesossiglucosio, da utilizzare come liquido di contrasto per gli esami tramite Pet-tac. L’inchiesta, iniziata da accertamenti contabili, si sviluppò anche in un filone penale, che nello scorso dicembre portò il pm Massimiliano Carducci a disporre il sequestro preventivo dei beni dei cinque indagati, ovvero l’amministratore e un socio della Sparkle, gli amministratori di due società dello stesso gruppo e un funzionario del Comune di Casarano, accusati di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico, abuso d’ufficio. Per la magistratura penale, irregolarità sarebbero state commesse nella richiesta e nella gestione dei fondi europei: 3,6 milioni di euro a fondo perduto a fronte degli 8 necessari per l'investimento.  Lo stabilimento risultava privo delle autorizzazioni necessarie. Atti illeciti sarebbero stati compiuti anche nell'aumento di capitale sociale che era richiesto dal bando come cofinanziamento per la realizzazione del progetto.