Nel mirino dei terroristi l'Ipercoop, il porto e l'aeroporto di Bari

BARI di Redazione AntennaSud 

 

Le fotografia di alcuni cosiddetti luoghi sensibili, fanno parte della ampia  documentazione trovata nei cellulari dei tre afghani destinatari di un provvedimento di fermo emesso dalla direzione distrettuale antimafia di Bari che con molta probabilità si preparavano ad attaccare anche il capoluogo pugliese.  

Fotografie di cosiddetti "obiettivi sensibili", porti, aeroporti, centri commerciali, università, hotel e monumenti, immagini di armi e campi di addestramento, canti di preparazione al martirio,  e persino un selfie con il sindaco di Bari, Antonio Decaro, durante la 'marcia degli Scalzi' del 10 settembre 2015 in solidarietà ai migranti. Sono solo alcuni dei documenti trovati nei telefoni cellulari e sulle pagine Facebook dei tre cittadini afghani in stato di fermo emesso dalla Dda di Bari con l'accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale.  L'indagine si è concentrata soprattutto sul materiale  sequestrato nei dispositivi elettronici. Tra le immagini, i video e i file audio trovati, c'è per esempio la foto del presidente Obama sotto forma di caricatura di un asino, come simbolo  dell'odio anti occidentale. C'è poi quella con il sindaco Decaro e un'altra in cui lo stesso uomo, Hakim Nasiri, alza il dito medio ad una immagine del premio Nobel per la Pace Malala. Non mancano, nei documenti sequestri, foto di armi da guerra, fucili di assalto e kalashnikov, mezzi militari americani e italiani e numerose immagini di Marines o soldati inglesi mutilati. L'elenco prosegue con due foto scattate lo scorso 5 maggio dinanzi alla nave di fregata Maestrale della Marina Militare Italiana ormeggiata nel porto di Bari, immagini di militanti talebani, file audio scaricati dal web con preghiere, indottrinamenti di matrice islamica radicale, video con tributi ai parenti e amici detenuti nel campo di prigionia di Guantanamo, con l'obiettivo - secondo la Dda di Bari – di diffondere "l'ideologia violenta della guerra santa e le tecniche di combattimento mediante lo strumento di internet".  L'indagine ha anche consentito di accertare un presunto traffico di clandestini. Altre due persone, infatti, entrambe fermate nell'ambito dello stesso procedimento, rispondono di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, per aver "favorito l'ingresso di cittadini afghani e pakistani occupandosi del trasporto degli stessi a bordo di auto e imbarcazioni, dall'area centro-asiatica fino all'Europa in cambio di somme di denaro fra i 1.200 e i 3.700 ero a persona, dalla Turchia in Italia tramite la Grecia e dall'Italia in Francia per 700 euro a persona. Dati che la Procura ha ricostruito anche grazie al ritrovamento di un vero e proprio libro contabile con nomi e cifre.