Casse in rosso all'Oncologico, pronto il piano di rilancio

Undici milioni di euro. A tanto ammonta il rosso nelle casse dell'istituto oncologico Giovanni Paolo II di Bari. Per uscire dal deficit il dg Delvino punta ad aumentare la produzione del 30 per cento, attarverso un piano di potenziamento che parte dal tasferimento di tre reparti dell'Asl di Bari e che comporterà un aumento di circa 50 posti letto.

 

L'obiettivo è uscire dal deficit, aumentando di un terzo la produzione e portando nelle casse dell'irrcs tra i 7 e gli 8 milioni di euro in più. Il piano di potenziamento dell'istituto oncologico Giovanni Paolo II di Bari parte dal trasferimento di tre reparti della Asl di Bari, ovvero l'Oncologia dell'ospedale Di Venere e la Chirurgia toracica e i laboratori di analisi del San Paolo. Un accorpamento che non solo amplierebbe l'offerta sanitaria, portando i posti letto da 87 a 140, ma migliorerebbe anche i conti dell'oncologico barese, le cui perdite ammontano ad 11 milioni di euro. Per colmare questo disavanzo, il nuovo direttore generale Antonio Delvino, nominato a gennaio, punta ad aumentare la produttività attraverso il potenziamento di unità operative che lavorano poco e male per via della chiusura di alcune sale operatorie e della carenza di personale. Il piano passerà ora al vaglio del dg Asl Vito Montanaro, secondo il quale le perdite del Giovanni Paolo II potrebbero essere invece compensate con un aumento della quota di finanziamento destinata alla Asl Bari, al momento la più bassa della nostra regione.   C'è poi la spinosa questione del pronto soccorso privato. Il manager della Cbh, Max Pagano, insiste per la riapertura. Entrato in funzione il 6 maggio scorso, il pronto soccorso è stato chiuso dalla Regione Puglia dopo sole 24 ore, per mancanza di regolare contratto che dovrà essere riscritto e richiederà alcune settimane di attesa. Restano col fiato sospeso i 56 dipendenti - tra medici, infermieri, autisti e operatori socio sanitari - che la Cbh aveva assunto.