Mafia: condannati 8 capi della "Società" foggiana, alcuni lavoreranno nei campi

FOGGIA di redazione AntennaSud

 

Anche il lavoro nei campi tra le condanna inflitte nei confronti di capi e promotori della associazione per delinquere armata di tipo mafioso che operava sul territorio foggiano denominata “Società”. Una organizzazione finalizzata alla commissione di reati in materia di armi ed esplosivi, traffico di stupefacenti e, soprattutto, estorsioni, riciclaggio e ricettazione di veicoli. 

Sono otto le persone condannate a pene comprese fra i dieci anni e i quattro anni e otto mesi di reclusione nell'ambito del processo 'Corona' sulla mafia foggiana. Gli imputati sono i presunti capi e promotori della associazione per delinquere armata di tipo mafioso denominata 'Società' e finalizzata alla commissione di reati in materia di armi ed esplosivi, traffico di stupefacenti, estorsioni a imprenditori, riciclaggio e ricettazione di veicoli. La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. 

La condanna più alta, a dieci anni di reclusione, è stata inflitta nei confronti di Emiliano Francavilla; otto anni e sei mesi per suo fratello Antonello Francavilla; sei anni e otto mesi per Mario Lanza e Francesco Sinesi; cinque anni e quattro mesi a Fabio Trisciuoglio; cinque anni nei confronti di Ernesto Gatta e Giuseppe Trisciuoglio; quattro anni e otto mesi a Federico Trisciuoglio.

Il giudice ha inoltre applicato la misura di sicurezza della assegnazione a una colonia agricola per la durata di un anno dopo l'espiazione della pena ai fratelli Francavilla, a Lanza, Sinesi e Federico Trisciuoglio e quella della libertà vigilata per gli altri, fra cui Fabio e Giuseppe Trisciuoglio, figli del capo clan Federico. Nel processo erano costituite parti civili il ministero dell'Interno; la Camera di commercio di Foggia, rappresentata dall'avvocato Gianluigi Prencipe, e la Federazione antiracket italiana, difesa da Angela Maralfa. Stando alle indagini dei Carabinieri del Ros, coordinate dai pm della Dda di Bari Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio, la cosiddetta «Società foggiana», oltre a gestire i traffici illeciti sul territorio, stava stringendo accordi con le organizzazioni mafiose dei Casalesi e Cosa Nostra.

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