Crac Divina Provvidenza, revoca degli arresti per il senatore Azzollini

BARI di Redazione AntennaSud 

 

Il Tribunale del Riesame di Bari ha annullato l'ordinanza di arresto nei confronti del senatore Antonio Azzollini, indagato dalla Procura di Trani sul crac della Casa della Divina Provvidenza. Accogliendo il ricorso della difesa, i giudici hanno ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza con riferimento ai reati di associazione per delinquere e bancarotta fraudolenta relativa a 194 assunzioni. Assunzioni che secondo l'accusa avrebbero contribuito al crac dell'Ente. 

La vicenda riguarda l'inchiesta della Procura di Trani sul crac della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie. I giudici del Tribunale del Riesame di Bari hanno annullato la misura cautelare con riferimento alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di associazione per delinquere e per un episodio di bancarotta, ma hanno invece confermato i gravi indizi di colpevolezza in relazione ad altre tre contestazioni: un episodio di induzione indebita a dare o promettere utilità e per due accuse di bancarotta. Il primo capo d'imputazione confermato dai giudici riguarda il fatto che Azzollini - secondo l'accusa - ha imposto all'interno dell'ente due persone di sua fiducia "deputate ad agire in suo nome e per suo conto quali amministratori di fatto", assumendo tra l'altro nei confronti delle suore "un atteggiamento di prevaricazione" e apostrofandole con frasi scurrili. I due episodi di bancarotta confermati dal Riesame riguardano la presunta dissipazione delle risorse dell'ente tramite l'assunzione di un proprio consulente, con danno di circa 400mila euro in tre anni, e della figlia del suo braccio destro. Dopo aver confermato i gravi indizi di colpevolezza in relazione a questi tre reati, i giudici hanno revocato la misura per carenza delle esigenze cautelari.