Quorum mancato per il rerendum sulle trivelle

ROMA di Redazione AntennaSud

 

Non ha raggiunto il quorum il referendum abrogativo di ieri. Dunque si continuerà a trivellare al largo delle nostre coste, fino ad esaurimento dei giacimenti. Ha votato solo il 32 per cento degli italiani. Esulta il premier Renzi, e ai politici no triv (Emiliano in testa) dice "La demagogia non paga".

 

Il referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum: ha votato solo un italiano su tre, il 32% degli aventi diritto. I sì hanno sfiorato l’80% ma poco conta, visto che per cambiare la legge sulla durata delle trivellazioni in mare bisognava che i votanti fossero il 50 per cento più uno, risultato raggiunto solo in Basilicata, regione al centro dell’inchiesta sul petrolio. La nostra Puglia si è fermata sotto il 42 per cento. L’aspetto più clamoroso è che nelle regioni del Nord (Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e perfino in Valle d’Aosta) si è votato più che in quelle costiere del Mezzogiorno come Calabria, Campania e Sicilia, dalle quali era attesa una partecipazione maggiore.  
Naturalmente, come in tutte le consultazioni elettorali, nessuno ammette di aver perso. Il premier Matteo Renzi, nella conferenza stampa tenuta ieri sera da Palazzo Chigi, subito dopo la chiusura delle urne, si è affrettato a cantare vittoria e a condannare la "demagogia" altrui. Il flop del referendum, a suo dire, è stata una vittoria "contro quei pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione (chiara la stoccata a Michele Emiliano) che volevano farne solo una conta politica".
D'altro canto, i no triv si dicono soddisfatti per aver "acceso un riflettore sulle lobby del petrolio in Italia e sulle scelte energetiche del Paese".
Resta il dato dei 15 milioni 806.788 votanti: numeri che potrebbero fare la differenza al referendum del prossimo autunno, quello sulle riforme, su cui Renzi ha detto che "si giocherà tutto".