Lite sul referendum, ministri e partiti divisi

ROMA di Redazione AntennaSud 

 

A tre giorni dal referendum sulle trivelle la politica continua ad essere divisa. Da una parte il premier Matteo renzi, molti ministri e la maggioranza del Pd schierati a favore dell'astensione e, dall'altra le opposizioni e la minoranza DEm che promuovono in maniera trasversale il diritto-dovere di partecipare alle consultazioni, salvo poi ad essere divisi a loro volta tra favorevoli e contrari per quanto riguarda il quesito referendario. Un quesito che costa alle tasche dei contribuneti oltre 300 milioni di euro.

 

Ad andare alle urne saranno sicuramente i presidente di Camera e Senato, e forse lo faranno non per interesse specifico al quesito referendario ma per dovere istituzionale. La numero uno della Camera, Laura Boldrini si è detta convinta che in Italia sarebbe giusto incoraggiare la partecipazione e non certo scoraggiarla. Poi ognuno vota quello che vuole. Anche per Pietro Grasso, presidente di Palazzo Madama, il referendum è uno strumento popolare, democratico e costituzionale, dunque il presidente del Senato andrà comunque a votare, anche se sulla stessa linea dovrebbe assestarsi la posizione del presidente della Repubblica Mattarella. Al riguardo non si conosce l'intenzione di voto. Tra le forze schierate in Parlamento, M5S, Lega e Sinistra Italiana, da giorni conducono la campagna per il "sì", mentre la sinistra dei democratici e Forza Italia, pur tra favorevoli e contrari, sono a favore della partecipazione. Bersani e D'Alema hanno fatto sapere che voteranno per il "no" così come voterà per il "no" Brunetta diversamente dal presidente della Liguria, Toti, che si esprimerà per il "sì". Fatto sta che raggiungere il quorum non sarà impresa semplice, i sondaggi si aggirerebbero intorno al 40 per cento. A sostegno dell'astensione è sceso in campo lo stesso presidente del Consiglio e la maggioranza dei democratici. Posizione sostenuta dalla maggior parte della squadra di ministri renziani, a cominciare da Maria Elena Boschi che dice di attenersi alle indicazioni del partito. Ma tra gli astensionistio c'è anche Delrio, Franceschini e Lorenzin, ministri pronti a disertare le urne.