Bari: targa a pregiudicati, rimossa la vergogna

BARI di redazione AntennaSud

 

 

Una targa abusiva per ricordare la morte di tre pregiudicati e, in particolare, quella del figlio di un noto boss della criminalità organizzata barese.  Una autentica vergogna che per fortuna è stata rimossa dai vigili urbani nel quartiere san paolo di Bari nei pressi di Modugno.

Quando si affigge una targa, in genere lo si fa per ricordare persone che si sono distinte per particolari, doti, azioni, per meriti acquisiti in ambito istituzionale, culturale. Non certo perché pregiudicati o appartenenti a cosche mafiose. Invece a Modugno era stata affissa una targa sul muro di un palazzo al quartiere San Paolo per non dimenticare le vittime di un triplice omicidio di mafia avvenuto nel maggio del 2013. "In ricordo di Antonio Romito, Claudio Fanelli, Vitantonio Fiore. Resterete per sempre nei nostri cuori. Gli amici. Bari, 19.5.2013’. Era scritto così sulla targa comparsa in via Piemonte, tra i civici 74 e 76 al quartiere San Paolo di Bari, e che la polizia e i vigili urbani hanno rimosso.

La decisione è stata presa dal sindaco di Modugno, l'ex sostituto procuratore Nicola Magrone, su segnalazione della squadra mobile della questura di Bari. Proprio in quel punto a cavallo tra Bari e il comune della provincia il 19 maggio 2013 furono uccisi in un agguato di mafia Antonio Romito, Claudio Fanelli e Vitantonio Fiore, figlio quest’ultimo del boss Giuseppe, da tempo detenuto in regime di carcere duro. Spararono tra la gente. Obiettivo del feroce agguato era proprio Vitantonio Fiore, che al momento del blitz indossava un giubbotto antiproiettile e aveva nella cintola dei pantaloni una pistola calibro 9. Armati anche Romito, e Fanelli, che, pur con piccoli precedenti, si trovava lì per caso. Il triplice omicidio, per il quale è in corso il processo in Corte d’assise a Bari, è considerato dagli inquirenti la risposta all’assassinio di Giacomo Caracciolese, boss del quartiere San Pasquale di Bari, ucciso il 5 aprile del 2013 in via Dei Mille, proprio da Fiore e da suo cognato Donato Cassano. Pur se c'è chi ospita mafiosi nei salotti televisivi, una targa in loro memoria proprio non era il caso di affiggerla.