Bari: dieta per celiachia, all'Istituto scolastico Cirillo costa il triplo

BARI di redazione AntennaSud

 

Se sei celiaco e frequenti l'istituto Cirillo di Bari, per pranzare paghi il triplo. E' il caso di due alunni del Convitto storico di Bari, da cui è partita la denuncia delll’Associazione italiana celiachia. La preside si difende: "Devono pagarla i genitori che usufruiscono già di contributi per i loro figli".

Quei 15 euro giornalieri pesano non poco sul bilancio della scuola che, pur potendo accedere a finanziamenti regionali stanziati per tali necessità, adotta una delibera con la quale si triplica il costo della retta annuale, che passa da 1.100 a 3mila 100 euro. Per due bambini celiaci che frequentano l'Istituto scolastico  Cirillo di Bari il costo del pasto, dopo che la scuola ha finalmente provveduto a fornire una dieta specifica, è lievitato. La denuncia arriva dall'Associazione italiana celiachia (Aic), che rappresenta il caso di due bambini, di otto e sei anni, iscritti alla scuola barese. "Non posso non accettare i bambini celiaci, sarebbe discriminante - dichiara la dirigente del Cirillo, Margherita Viterbo - ma ci siamo dovuti fare i conti e aumentare le rette. Le famiglie pretendono che paghiamo noi, ma non è possibile perché useremmo i soldi delle altre famiglie. E poi già i celiachi ricevono un contributo mensile dalla Asl, non siamo noi che dobbiamo risolvere il problema. Comunque sono persone che se lo possono permettere". Ma dei 15 euro al giorno per ogni bambino i genitori hanno comunque da fare i loro appunti non in merito alla qualità del pasto ma a una serie di annessi, come l'acqua in bottiglia o la frutta imbustata singolarmente con posate e bicchieri, inutili rispetto alla celiachia e rilevanti sul costo del pasto. Inoltre - lamentano i genitori - il pasto non è formulato da una dietista, come previsto dalla linee guida della ristorazione scolastica" . "È la prima volta, in tanti anni, che ho a che fare con tali atteggiamenti - si indigna il presidente regionale dell'Aic, Michele Calabrese - La legge 123 del 2005 ha definito la celiachia una "malattia sociale". Il comportamento del Cirillo è allucinante, discriminazione pura. Ne parleremo ancora con il Comune. Se le cose non dovessero cambiare, agiremo a livello giudiziario". Sollecitato a prendere posizione il direttore generale dell'Uffico scolastico regionale, Anna Cammalleri, ancora non dà risposta. la preside del Convitto invece rincara la dose: "Se mi arriva un vegano, allora, io che faccio? Poi vengono tutti al Cirillo. Non intendo essere denunciata per distrazione di fondi. La nostra è una mensa collettiva, la possono usare tutti, ma se ci sono costi aggiuntivi li devono pagare loro".