Consorzi di bonifica, una commissione per far luce sul dissesto

BARI di Redazione AntennaSud

 

I consorzi di bonifica sono un buco nero che ha risucchiato 13 milioni di denaro pubblico ogni anno dalle casse della Regione Puglia. Ma nonostante gli oltre 200 milioni di debiti, gli stipendi di dipendenti e soprattutto dirigenti continuano ad essere scandalosi. Una commissione d'inchiesta, insediata ieri, dovrà fare luce sulla questione nei prossimi due mesi.

 

Nonostante il buco da 210 milioni di debiti, i Consorzi di bonifica continuano ad erogare stipendi da favola: 4.200 euro netti al mese per gli impiegati, 2.500 per le segretarie. Cifre che in alcuni casi superano la retribuzione dei dirigenti. A denunciarlo, in un articolo a firma di Massimiliano Scagliarini, è il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno. Ieri il consiglio regionale ha insediato la commissione d'inchiesta che, sotto la guida di Gianni Stea (Nuovo centrodestra), nei prossimi due mesi dovrà far luce sulle cause del dissesto. Dal consigliere Fabiano Amati del Pd è partita la richiesta al commissario straordinario, Gabriele Papa Pagliardini, dei bilanci degli ultimi cinque anni e del quadro introiti e debiti. Il grillino Marco Galante ha chiesto invece il report sugli stipendi degli ultimi dodici anni.
Il consorzio più grande è il Terre d’Apulia di Bari, con 82 dipendenti. L'anno scorso i due impiegati direttivi hanno percepito 102mila e 93mila euro lordi. Il direttore del consorzio salentino d'Ugento ha portato a casa 103mila euro l’anno e, altra anomalia, dei 30 dipendenti totali ben 13 risultano direttivi, con rispettivo stipendio massimo. Al consorzio Stornara e Tara si comincia dal direttore, con uno stipendio di 5mila euro netti al mese, e si finisce all'uscere, che ne ha percepiti 1.750 netti. Record per il consorzio dell’Arneo, il cui direttore generale ha portato a casa uno stipendio di quasi 6mila euro al mese netti. Anomalie su cui l'inchiesta dovrà far luce. Alle casse della Regione, finora, i Consorzi di bonifica sono costati la bellezza di 13 milioni di euro l’anno, senza perlatro fornire la manutenzione del territorio irriguo, scopo per cui furono istituiti. E la cifra stanziata nell’ultima manovra del consiglio regionale - 8,5 milioni che verranno erogati solo dopo l'attesa legge di riforma - non basteranno certo a colmare il buco.
Amati insiste: trasferire all'Acquedotto Pugliese la gestione del settore irriguo, con il relativo personale, per risparmiare almeno 2 milioni l’anno, visto che l'Aqp non dovrebbe più pagare i Consorzi per la fornitura dell’acqua.