Potenza: calci anziché cure, in manette operatori del Don Uva

POTENZA di redazione AntennaSud

 

 

Più che un centro di riabilitazione era un vero e proprio lager. Ferocia inaudita nei confronti di 28 pazienti, emersa dalle telecamere degli investigatori che hanno registrato l'attività all'interno del reparto "M6" del centro di riabilitazione "Opera don Uva di Potenza. Manette per sette tra medici ed infermieri. 

Stanze come prigioni, calci e pugni ai pazienti bisognosi invece di cure e attenzioni. Un centro di riabilitazione potentino lager in cui la dignità umana era calpestata e vilipesa quotidianamente. È accaduto nel reparto "M6", l'ex ortofrenico del entro di riabilitazione "Opera Don Uva" di Potenza, le cui attività sono state interrotte dall'arrivo dei carabinieri. Per alcuni mesi gli inquirenti hanno seguito la pista dei maltrattamenti in seguito ad alcune segnalazioni di parenti e a una lettera anonima, piazzando telecamere nascoste nei reparti in cui sono ricoverati i pazienti con disabilità mentali maggiori. E' emerso un quadro raccapricciante, con episodi di crudeltà e maltrattamenti nei confronti dei pazienti. Il procuratore della Repubblica di Potenza ha emanato sette provvedimenti di arresti domiciliari, fra i quali medici e infermieri, con le accuse - a vario titolo - di sequestro di persona e maltrattamenti aggravati e continuati. I Carabinieri del Nas hanno eseguito anche otto ordinanze di divieto di dimora, tra cui quello al direttore del centro, Agatino Mancusi, in passato consigliere e assessore regionale della Basilicata. Tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016, nel centro di riabilitazione hanno subito maltrattamenti 28 pazienti, tutti ricoverati per diverse patologie. I sette agli arresti domiciliari sono sei operatori socio - sanitari Giuseppe Cirigliano, Antonio De Bonis, Romeo De Mitri, Franco Faticato, Antonio Iannielli e Nunzia Angela Fiore, e un animatore Nicola Valenzano. Il divieto di dimora è stato consegnato a tre medici: oltre a Mancusi, Giuseppe Andrea Gaetano Morelli e Fabrizio Volpe; a due infermiere, la coordinatrice Filomena Monaco e Maria Rosa Casella; e a tre operatori socio - sanitari Fortunato Genzano, Francesco Minicozzi e Cosimo Nicoletti. Le accuse sono gravi: maltrattamenti aggravati e continuati per tutti, sequestro di persona per due di loro.