Eni Taranto, a rischio chiusura dopo inchiesta Procura a Val D'Agri

TARANTO di redazione AntennaSud

 

La raffineria Eni di Taranto rischia di avere grossi problemi nel giro di pochi giorni. Sono preoccupati i dipendenti che tra diretto e indotto sono circa 1500. Il primo pericolo è quello di veder aumentare il costo a barile di 4/5 dollari a causa del blocco dell’estrazione del petrolio in Val d’Agri.

Il blocco dell’estrazione del petrolio in Val d’Agri dopo l’inchiesta in della procura di Potenza sul traffico e smaltimento illecito di rifiuti in Basilicata rischia di avere grosse ripercussioni in Puglia a Taranto nello specifico. La raffineria Eni infatti potrebbe veder aumentare di 4/5 dollari al barile il costo di produzione. A dichiararlo è l’AD del gruppo Eni, Claudio Descalzi, parlando con i giornalisti a margine di un’audizione alla Camera. “Taranto è alimentata solo dalla Val d’Agri e con il blocco della produzione avrà grossi problemi. Dovremo cercare il greggio da qualche altra parte ma questo potrebbe far lievitare i costi di 4/5 dollari a barile“, ha detto il manager. Gli stoccaggi presenti in raffineria, ha proseguito Descalzi “sono per circa una settimana e quindi nel momento in cui è chiusa Val d’Agri bisogna subito trovare un’alternativa e fare arrivare l’olio via nave e questo vuol dire costi e maggiore Co2“. La major infatti nei giorni scorsi ha deciso di sospendere l’attività produttiva di Val D’Agri, dal valore di 75.000 barili di petrolio al giorno e, in via temporanea, i 5 lavoratori arrestati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Potenza. "E' questione di giorni  - dicono i sindacati. In ballo tra diretti e indotto ci sono circa 1500 posti di lavoro. I dipendenti chiedono al governo di intervenire. Il sindaco del capoluogo jonico, Ippazio Stefano, teme che possa esplodere una nuova emergenza occupazionale e attacca Eni: "Se si fossero rispettate le regole non saremmo arrivati a questo".