Palmina Martinelli, caso riaperto dopo 35 anni

BARI di Redazione AntennaSud

 

Palmina Martinelli non si uccise dandosi fuoco. Ma venne arsa viva perché non voleva fare la baby prostituta. La Procura di Bari, a distanza di 35 anni, riapre il caso della 14enne di Fasano.

Fu arsa viva nel bagno di casa, perché non voleva prostituirsi. Era il 1981. Palmina Martinelli aveva solo 14 anni. A distanza di 35 anni la Procura di Bari riapre le indagini su una delle pagine più tristi della cronaca nera. Un caso irrisolto, o meglio risolto da varie sentenze con due assoluzioni e una sentenza definitiva: fu suicidio. Ma, che la morte di Palmina non fu suicidio riuscì a dirlo lei stessa, poco prima di spirare, facendo il nome dei suoi aguzzini al pubblico ministero. Lo disse davanti a un registratore, e la sua voce registrata è risuonata nelle aule del processo.
Un nuovo tassello nella vicenda processuale sul delitto di Palmina Martinelli era già stato posto nel 2012 dalla Procura di Brindisi, che aveva avviato nuove indagini e tre anni dopo, nel 2015, aveva concluso che fosse “ragionevole” ritenere che la 14enne brindisina, arsa viva nel 1981 a Fasano, fosse stata uccisa e non si fosse suicidata. Ora è la Corte di Cassazione a riaprire uno spiraglio, accogliendo una questione di competenza territoriale sollevata da Stefano Chiriatti, l’avvocato che assiste Giacomina, sorella di Palmina. I giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio il decreto di archiviazione del Tribunale di Brindisi e trasmesso gli atti ai pm di Bari, invitandoli a "scavare". Secondo il vecchio codice penale, in vigore fino al 1989, la competenza veniva stabilita sulla base del luogo della morte (Bari) e non del posto in cui era stato compiuto il reato (Fasano).
Palmina fu trovata avvolta dalle fiamme nella sua casa. Morì 22 giorni dopo nel Policlinico di Bari. La riapertura del caso è stata decisa dalla Corte di Cassazione con sentenza del 30 marzo scorso, annullando l’ordinanza del gip di Brindisi del 28 aprile 2015.