Trivelle: Renzi con la testa perforata, ritirata campagna referendaria promossa a Lecce

LECCE di Redazione AntennaSud 

 

Una singolare campagna referendaria contro le trivelle. L'ha promossa in questi giorni un quotidiano di Lecce che nel capoluogo salentino ha fatto affiggere manifesti dai quali si vede la testa del premier Renzi trivellata, dalla quale fuoriesce petrolio e intorno dei pesci. Una campagna definita di cattivo gusto e che ieri sera è stata ritirata. 

 

Una forma di comunicazione esplicita e altrettanto diretta. La testa del premier sott'acqua trivellata e dalla quale fuoriesce petrolio. E' quello  si vede in un manifesto che invita a votare si al referendum del 17 aprile nell'ambito di una campagna promossa da un quotidiano leccese. Il messaggio è il seguente: Il 17 aprile vota si. Trivelliamo la testa a chi sporca il nostro mare rubando il futuro agli italiani per favorire le multinazionali straniere. La foto è finita sui social. E molti oltre a definirla di cattivo gusto, l'hanno giudicata una vergogna, istigatrice di odio. Reazioni che hanno indotto il quotidiano online leccecronaca.it a fare un passo indietro e a rinunciare alla campagna referendaria che era stata annunciata dalla testata telematica sul proprio sito spiegando di aver ideato una campagna di comunicazione di cartellonistica stradale e mostrando in anteprima quello che si sarebbe visto lungo le strade della provincia. La foto è finita sui sociale ed è stata duramente criticata. "Volevamo far sorridere da un lato - scrive leccecronaca.it - perchè la satira ha in primis questa funzione. Il messaggio era poi quello di voler far cambiare idea al governo, ed in questo senso andava letto il messaggio "trivelliamo la testa" con una trivella giocattolo e il pesciolino che sussurrava nelle orecchie di Matteo Renzi, inteso non come persona fisica, ma come responsabile politico dell'Esecutivo". Ma il messaggio è stato interpretato in maniera del tutto anomala, in fondo la satira la comprendono solo le persone intelligenti, e di fronte a queste reazioni il quotidiano ha deciso di desistere. Sarà per un'altra volta.

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