Scandalo petrolio Eni, Lucania avvelenata come la "terra dei fuochi"

POTENZA di Redazione AntennaSud 

 

Sei arresti per traffico e smaltimento di rifiuti, 60 indagati sospensione della produzione di petrolio Eni in Val D'Agri e dimissioni del ministro Guidi. L’Italia è il paese degli scandali e dalla vicina Basilicata, l’inchiesta della Procura di Potenza si allarga a macchia d’olio in tutta Italia, coinvolgendo interessi economici e politici in tutta Italia. Sono due i principali filoni d’inchiesta primo sul Centro Olio dell’Eni  a e l'altro sull'impianto estrattivo della Total a Tempa Rossa.

Il primo filone d’inchiesta riguarda presunti illeciti nella gestione dei reflui petroliferi al Centro Olio di Viggiano di proprietà dell’Eni. L'inchiesta riguarda il superamento delle emissioni in atmosfera. Stando a quanto riportato nelle ordinanze i dirigenti Eni erano a conoscenza dei problemi emissivi che tentavano di risolver occultando i dati piuttosto che preoccuparsi di risolvere tecnicamente il malfunzionamento dell’impianto. Tutto questo al fine di non creare allarmismi negli enti preposti al controllo. Ma i responsabili dell’impianto facevano anche di peggio, poiché in maniera del tutto arbitraria qualificavano i rifiuti pericolosi in non pericolosi. Ne deriva che anche il trattamento fosse più economico e vantaggioso. Nell'indagine sei persone, tra funzionari e dipendenti del centro di Viggiano sono finite ai domiciliari poiché ritenuti responsabili, a vario titolo, di "attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti". Il secondo filone d’inchiesta riguarda l’impianto estrattivo di Tempa Rossa nel quale è indagato per traffico di influenze illecite il compagno della ministra Guidi, costretta a rassegnare le dimissioni per una intercettazione finita agli atti in cui garantiva l'approvazione di un emendamento alla legge di Stabilità che favoriva gli interessi economici delle imprese del suo convivente Gianluca Gemelli. Duro il commento del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: Dispiace rilevare che per risparmiare denaro, ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini. Lo scandalo di Tempa Rossa finisce per toccare anche la Puglia. In un progetto siglato tra Ministero dello Sviluppo Economico e Regione risalente al 2014 si dava il via libera all’Eni per far viaggiare 50mila barili di greggio dalla Basilicata a Taranto, là dove nella raffineria l’oro nero viene stoccato per essere poi spedito in tutta Italia.