Delitto Mizzi a Bari, il pentito cambia le carte in tavola e rivela una nuova versione sui sicari

BARI di Redazione AntennaSud

 

Le rivelazioni di un collaboratore di giustizia del clan Di Cosola di Bari, Paolo Masciopinto, nipote del boss pentito, forniscono una nuova versione dei fatti relativi all'omicidio di Giuseppe Mizzi, l'operaio ucciso per errore a Carbonara il 16 marzo del 2011. 

 

Per il delitto di Giuseppe Mizzi, sono stati condannati in secondo grado Emanuele Fiorentino a 20 anni di reclusione e Edoardo Bove a 13 anni e 4 mesi e il processo pende attualmente in Cassazione. La posizione del presunto mandante, il boss Antonio Battista, è ancora in udienza preliminare nell'ambito dell procedimento cosiddetto "Pilastro" nei confronti di 80 presunti affiliati al clan Di Cosola accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga e armi. Per Battista c'era stata inizialmente archiviazione ma le dichiarazioni della moglie, Lucia Masella, e dello zio, il boss Antonio Di Cosola, entrambi pentiti, hanno consentito di riaprire il caso. Standoora alle nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia Paolo Masciopinto, nipote del boss Antonio Di Cosola, depositate nel processo PIlastro, a sparare non sarebbero stati Fiorentino e Bove, bensì altri due affiliati al clan. Dichiarazioni che tuttavia la Procura ritiene poco attendibili perchè riferite da relato e perchè in contrasto con quanto accertato dalle indagini e rilvelato daglialtri collaboratori. nella ricostruzione del pentito c'è poi il riferimento a quello che sarebbe stato il vero bersaglio dei killer di Mizzi, un affiliato al clan Parisi, già vittima di una violenta estorsione da parte degli uomini dell clan Di Cosola.