Taranto, tangenti in Marina, 11 indagati

TARANTO di redazione AntennaSud

 

L'unico imprenditore che si oppose al modus operandi chiuse poi la sua attività. Brutta vicenda quella che vede coinvolta la Marina Militare di Taranto del Reparto Maricommi, per il rilascio di appalti e servizi infatti gli ex vertici si facevano rilasciare tangenti. Undici indagati.

Presunto giro di tangenti nella base navale di Chiapparo, la Procura di Taranto ha chiuso le indagini. le tangenti sarebbero state chieste ad imprenditori locali dagli ex vertici del quarto reparto della Direzione di Commissariato della mrina Militare (maricommi) per il rilascio di appalti e servizi. Undici gli indagati per concussione: un’intera catena di comando di cui facevano parte, secondo l’accusa, alti ufficiali come Fabrizio Germani, ex direttore di Maricommi; gli ex vicedirettori Marco Boccadamo, Giuseppe Coroneo e Riccardo Di Donna; gli ex comandanti del 4° e 5° Reparto della base Roberto La Gioia, Giovanni Cusmano, Alessandro Dore e Giovanni Caso; Attilio Vecchi, l’alto ufficiale che allo Stato maggiore di Roma si occupava di garantire i fondi per le forniture destinate alla flotta di stanza a Taranto; il capo deposito Antonio Summa e un dipendente civile della base, Leandro De Benedectis. 

Le indagini del sostituto procuratore Maurizio Carbone, affidate ai carabinieri, svelarono nel giro di pochi mesi un vero e proprio sistema, definito “del dieci per cento”: una tangente fissa su ogni appalto, un vero e proprio pizzo imposto a imprenditori “in modo rigido e con brutale e talora sfacciata protervia, come fa la malavita organizzata”, scrisse il gip Pompeo Carriere. Tangenti chieste con la minaccia di escludere le aziende dal giro d’affari o rallentare i pagamenti. Infatti l'unico imprenditore che si oppose finì per chiudere l'attività. Il 13 marzo del 2014 in manette finì il capitano di fregata Roberto La Gioia, comandante del 5° reparto di Maricommi, arrestato in flagranza dai carabinieri nel suo ufficio subito dopo aver intascato una tangente di 2mila euro da un imprenditore. Nell'ufficio del capitano furono trovate alcune pen drive su cui era annotata la contabilità occulta e la lista delle imprese che pagavano tangenti. La Gioia confessò il sistema, decifrò la contabilità in cui erano segnate anche le percentuali per spartire le bustarelle e oliare la macchina. Il “sistema del 10 per cento” funzionava nei reparti che si occupano dell’acquisto di carburanti, beni, servizi, lavori e convenzioni con professionisti esterni. “Una prassi”, la definì Giovanni Cusmano, uno degli ufficiali arrestati a gennaio 2015. Nonostante l'arresto di La Gioia però il giro di bustarelle non subì arresti. Nel corso delle indagini la magistratura ha sequestrato beni per mezzo milione di euro.