Referendum trivelle, il quesito abrogativo

ROMA di Redazione AntennaSud

 

Si avvicina la data del 17 aprile, quando gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sul referendum abrogativo relativo alla durata delle concessioni per le tivellazioni in mare, promosso da nove consigli regionali, tra cui quello della Puglia.

Domenica 17 aprile gli italiani saranno chiamati ad esprimersi su uno dei referendum sulle trivelle promosso da 9 consigli regionali, tra cui quello pugliese, sostenuti da alcune associazioni e movimenti ambientalisti. Sul quesito abrogativo pesa, com'è noto, la spada di Damocle del quorum: affinché il risultato sia valido dovrà aver votato il 50% degli italiani più uno degli aventi diritto, secondo quanto previsto dall'articolo 75 della Costituzione.
La richiesta che comparirà sulla scheda in sostanza chiede che, al momento della scadenza delle concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche in caso di presenza di altro gas o petrolio, andando a cancellare l'articolo 6 comma 17 del Codice dell'Ambiente, in cui si contempla la possibilità che le trivellazioni continuino fino a quando le risorse del giacimento non si esauriscono. La eventuale vittoria del sì stopperebbe dunque le concessioni per estrarre gas o petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana alla scadenza dei contratti.
A sostenere che le trivelle in mare sono pericolose per la salute umana e per la fauna ittica c’è un rapporto di Greenpeace basato su dati raccolti fra il 2012 e il 2014 dall’Ispra, su commissione dell’Eni, relativi a 34 piattaforme a gas gestite dalla compagnia nell’Adriatico. Nei sedimenti marini e nelle cozze che vivono vicino alle piattaforme sono state trovate, in alcuni casi, sostanze chimiche in quantità superiori ai limiti di legge.
Secondo il Ministero dello Sviluppo economico, al momento nei mari italiani ci sono 135 piattaforme. Di queste, 92 ricadono entro le dodici miglia: sono quelle a rischio con il referendum, quindi la maggioranza. Le concessioni a trivellare rilasciate dallo Stato alle compagnie hanno una durata iniziale di trent’anni, prorogabile la prima volta per dieci, la seconda per cinque e la terza per altri cinque anni. La prima chiusura di una trivella entro le 12 miglia avverrebbe tra due anni, per l’ultima bisognerebbe aspettare fino al 2034, data di scadenza della concessione rilasciata a Eni ed Edison per trivellare davanti a Gela, in Sicilia.