Triplice omicidio nel 2013 a Bari, imputato: "Sono stato io"

BARI di redazione AntennaSud

 

In caso di condanna lo porterà a trent'anni di carcere. Sempre meglio che l’ergastolo. È questa la strategia adottata in pieno processo per il triplice omicidio del quartiere San Pasquale, a Bari, da uno dei componenti il gruppo di fuoco: Antonio Moretti ha detto «Mi assumo la responsabilità penale di tutte le accuse che mi vengono contestate». 

"Sono stato io a sparare". Antonio Moretti ha confessato di aver fatto parte del 'commando' che il 19 maggio 2013 uccise, per una presunta vendetta personale per l'omicidio del pregiudicato Giacomo Caracciolese, a colpi di kalashnikov Vitantonio Fiore, figlio del boss del quartiere San Pasquale di Bari, Antonio Romito e Claudio Fanelli. Moretti è l'unico imputato ad aver scelto il processo con rito ordinario.

    In abbreviato è già stato condannato in primo grado all'ergastolo, esclusa l'aggravante mafiosa, il pregiudicato Nicola Fumai; assolti altri tre pregiudicati che per l'accusa presero parte al gruppo di fuoco, Vito De Tullio, Vito e Luigi Milloni. Ieri in Corte d'Assise a Bari Moretti ha reso dichiarazioni spontanee. "Mi assumo la responsabilità penale di tutte le accuse che mi vengono contestate" ha detto leggendo una breve dichiarazione scritta, consegnata ai giudici. Rischia quindi trent'anni ed eviterà l'ergastolo. Nel processo sono costituite parti civili il Comune di Bari e i familiari di Fanelli, una delle vittime. Prossima udienza 30 giugno.