Terrorismo, Bari base di supporto per i foreign fighters

BARI di Redazione AntennaSud 

 

Bari è un probabile luogo di passaggio di terroristi e base di supporto logistico a foreign fighters. E' questa l'ipotesi investigativa sulla quale sta lavorando la magistratura barese e che ha portato nei giorni scorsi all'arresto del cittadino iracheno 38enne Ridha Shwan Jalal, sedicente finlandese, e poi due inglesi 31enni di origini irachene.  

Nelle misure cautelari emesse nei confronti dei tre si contestano i reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e possesso di documenti falsi. La loro posizione è all'attenzione della Dda nell'ambito di una più ampia indagine sul terrorismo internazionale di matrice islamica avviata nel giugno dello scorso anno. Gli accertamenti prendono avvio da un'altra inchiesta barese su un presunto componente della cellula jihadista di "Ansar Al Islam" , il 45enne iracheno Muhamad Majid arrestato a dicembre e attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Rossano, in provincia di Cosenza. Dagli atti di quella indagine risultano i contatti  tra i due e in una telefonata intercettata si parla appunto di documenti che Jalal prima di ripartire per l'iraq avrebbe dovuto ritirare a Bari se non fosse stato arrestato proprio nei giorni in cui era passato dal porto del capoluogo pugliese il terrorista degli attentati di Parigi Abdeslam Salah. L'indagine barese non sembra avere collegamenti con i fatti di Parigi e di Bruxelles ma dagli accertamenti emerge che Jalal nel giugno scorso aveva chiesta ad una agenzia di viaggio di Matera  un preventivo per il trasporto di 20 iracheni che a gruppi di cinque sarebbero partiti alla volta di Parigi con uno scalo intermedio a Istambul. I voli mai acquistati sono costati 21mila euro. Sono trascorsi altri due mesi e Jalal è stato arrestato nel porto di Bari. Tornato in libertà, aveva fatto perdere le proprie tracce fino a qualche giorno fa, quando è stato trovato nuovamente con un documento falso, questa volta della repubblica Ceca, intestato ad un cittadino finlandese. Dalle sue dichiarazioni si è giunti poi alla identità dei due britannici ora rinchiusi nel carcere di Bari.