Il business della monnezza in Puglia, tra mafia e amministratori corrotti

BARI di Redazione AntennaSud 

 

Il presidente dell'autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha presentato una denuncia alla procura della Repubblica di Bari e alla Corte dei Conti, in riferimento alla gestione degli ambiti di raccolta ottimali per i rifiuti della Regione Puglia. Cantone denuncia il ricorso dei sindaci a ordinanze di proroga della raccolta e del trattamento dei rifiuti nei singoli Comuni invece di far funzionare gli Aro e di indire gare pubbliche per l'affidamento degli appalti nel rispetto della legge. 

Il commissario anticorruzione tocca il nervo scoperto attorno al quale ruota l'intero business della monnezza evidenziando come in Puglia non vi sia una cultura dell'attività amministrativa tra amministrazioni comunali che impedisce una sintesi degli interessi locali. La vicenda prende spunto dagli esposti presentati dall'avvocato leccese Pietro Quinto per conto dei Sindaci di quattro comuni salentini. Il legale aveva sollecitato sia il prefetto che la Regione ad esercitare i poteri di loro competenza per la nomina di un Commissario per il ripristino della legalità violata. La Regione accoglie la richiesta dell'Autorità aniticorruzione, con particolare riferimento alle gare per l'assegnazione dei servizi di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti soldi urbani, al fine di garantire anche il rispetto delle norme in tema di prevenzione della corruzione. Le problematiche legate alle gravi inefficienze degli Aro confermano le scelte adottate dal governo regionale pugliese con riferimento al commissariamento delle organi di governo d'ambito e poi in generale della intera gestione  del ciclo di rifiuti. 

Studiando le carte l'Anac ha scoperto che da Salento al Gargano, sussistono situazioni di alto rischio. Nel business della monnezza i tentativi di  infiltrazioni mafiose è estremamente elevato, così come appaiono inspiegabili e dunque sospette, le eterne proroghe degli appalti. Nelle gare non è difficile individuare imprenditori raggiunti da interdittiva antimafia. L'anagrafe dell'Anac evidenzia la presenza di appalti concessi a ditte interdette, raggiunte da istanze di fallimento ma che inspigabilmente riescono a fare affari milionari spostandosi da una parte all'altra del territorio, nonostante in presenza in alcuni casi di denunce per interruzione del servizio. Alcuni contratti milionari si registrano nel Salento, con escamotage amministrativi che hanno consentito proroghe illegittime da parte dei singoli Comuni. Il commissario dell'anticorruzione sulle ordinanze di proroga emanate dai sindaci chiede alla magistratura penale di accendere i riflettori per far piena luce sulle difficoltà e gli ostacoli che impediscono di far funzionare gli  Aro e consentire gare di affidamento degli appalti nel rispetto della legge.