Ferrovie Sud Est, ecco come hanno svuotato le casse i manager predoni

L' EDITORIALE di Onofrio D'Alesio

 

Ferrovie Sud Est dopo lo scandalo, si scoprono le falle di una gestione nella quale oltre a responsabilità personali, la più grande ferrovia italiana in concessione si era trasformata in una mucca da mungere. Adesso si deve correre ai ripari.  Sentiamo l'editoriale del nostro direttore Onofrio D'Alesio

 

Quello delle Ferrovie Sud Est non è solo uno scandalo a tutto tondo, ma è un esempio del sistematico saccheggio del danaro pubblico, una torbidissima storia di parcelle gonfiate, di favori, favoritismi e di clientele. Un  sistema ben oliato che è venuto inevitabilmente a galla portando in superficie la melma di anni.  E' il dopo Fiorillo, che  qualcuno qualifica come manager, e che per fortuna qualcun altro ha cacciato. Un provvedimento davvero tardivo sul quale gli utenti, tutti quei pendolari che ogni giorno vivono la passione dei ritardi e delle inefficienze dei servizi, chiedono a viva voce giustizia. L'intera vicenda della Sud Est mette il cappello su precise responsabilità degli organi della società e del consiglio di amministrazione, di chi cioè avrebbe dovuto controllare la cassa, prima che i buoi fuggissero dalla stalla. Siamo come sempre costretti a fare i conti oggi con la filastrocca dei tagli, della copertura delle voragini, e di rimpinguare con i soldi pubblici quelli che ladri in costume e cravatta hanno portato via. Di autentici predoni si tratta, che hanno fatto il bello e cattivo tempo sulle spalle dei contribuenti. Non c'è appellativo migliore per definire tutto questo. Dai conti che vengono alla luce scopriamo che le Ferrovie Sud Est erano il Bengodi per tanti personaggi e mezzi personaggi che traevano esclusivi vantaggi personali. Agevolazioni e favori ad un gruppo di dipendenti, straordinari a gogò, permessi e distacchi sindacali incontrollati. La Sud Est è la più grande ferrovia italiana in concessione con 1300 dipendenti. Azzerata oggi la contrattazione di secondo livello, il bubbone,  si è poi scoperto, riguarda anche le spese dei vari staff e degli straordinari. Ma c'è anche il caso dei dipendenti che svolgevano a Roma le loro funzioni con annessi i costi per mantenere inutilissimi uffici. In una fase di restyling e di contenimento dei costi adesso bisognerà chiudere la partita con i contenziosi per la mancata erogazione del tfr. Condividiamo il pensiero del consigliere Caroppo di Forza Italia, quando sostiene che è immorale tenere in piedi con fiumi di denaro un carrozzone clientelare e inefficiente. Un carrozzone che costerà ai pugliesi,  per parecchi anni, altre centinaia di milioni. Insomma un circo nel quale oltre a fornire servizi pessimi e sperperare danaro pubblico si sono alternati veri e propri clown, offrendo servizi da terzo mondo. Peccato che ce ne accorgiamo solo oggi.