Lecce, la Cia fa il punto sulla olivicoltura salentina

LECCE  di Redazione AntennaSud 

 

L’olivicoltura pugliese attraversa un periodo storicamente difficile, ma gli agricoltori non si rassegnano, anzi, rivendicano un ruolo di protagonisti nell’economia pugliese e nazionale. Il messaggio arriva dal seminario “Quale futuro per l’Olivicoltura salentina” promosso da Apol, Organizzazione di Produttori Olivicoli), che si è svolto a Lecce, al quale  ha partecipato il presidente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori), Dino Scanavino. 

Noi abbiamo l’olio pugliese, abbiamo l’olio italiano e pretendiamo che il consumatore lo possa riconoscere quando va a fare acquisti. Lo ha  detto il presidente della Confederazione italiana agricoltori, Dino Scanavino – secondo il quale non possiamo pagare per gli embarghi o per altre decisioni politiche. Come agricoltori siamo solidali ma non possiamo pagare da soli per i problemi della Tunisia, Marocco e Turchia. E’ un interesse nazionale che l’agricoltura ci sia e sia forte e strutturata”. Obiettivo dell’incontro è stato quello di sensibilizzare le istituzioni, i produttori e le organizzazioni a definire scelte strategiche comuni per il futuro dell’olivicoltura. “Le fitopatie degli alberi si possono combattere e in alcuni casi ci si può convivere senza avere ripercussioni sulla produzione dell’olio e sulla sua qualità”  ha detto il vice presidente CIA Puglia Giulio Sparascio il quale chiede alla politica regionale una presa di posizione rispetto alle imposizioni comunitarie. “L’agricoltura è fatta di solidarietà - ha sottolineato Sparascio - non abbiamo nulla contro Tunisi, rivendichiamo però un nostro ruolo che tuteli l’agricoltura del territorio. L’olio tunisino è arrivato in un’annata, tra l’altro, ottima per la produzione dell’olio pugliese”

Sono 11 milioni gli alberi di olivo nel Leccese, 70 milioni quelli presenti in Puglia, con questi numeri l’agricoltura pugliese si pone come la soluzione delle problematiche legati alla crisi economica, non come un problema, in attesa dell’ufficializzazione del nuovo piano Siletti e delle linee guida da adottare per garantire la tutela del comparto e alla difesa dalle fitopatie.