Laudati assolto: "Non rallentò indagini su escort"

LECCE di redazione AntennaSud

 

 

Dopo una camera di consiglio durata quasi dieci ore, la seconda sezione penale del Tribunale di Lecce ha assolto da tutte le accuse l’ex procuratore di Bari Antonio Laudati, imputato di abuso d’ufficio e favoreggiamento personale per aver rallentato l’inchiesta della procura barese sulle escort portate dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nella residenza dell’allora premier Silvio Berlusconi. 

L'abuso contestato non costituisce reato, mentre il favoreggiamento non sussiste. L'ex procuratore di Bari Antonio Laudati è stato assolto dalle accuse di abuso d'ufficio e favoreggiamento nei confronti dell'ex premier Silvio Berlusconi. La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Roberto Tanisi, che non ha creduto quindi alle accuse sostenute dal procuratore Cataldo Motta, che aveva chiesto la condanna a 24 mesi di reclusione. Laudati, ora sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia, non era presente in aula al momento della lettura della sentenza, così come il suo principale accusatore, l'ex pm barese Giuseppe Scelsi (ora alla Procura generale del capoluogo pugliese), che si era costituito parte civile nel processo e aveva chiesto un risarcimento di 500.000 euro. Il processo è durato 22 mesi e la camera di consiglio lunga 10 ore. Laudati era accusato di abuso d'ufficio, per avere controllato illegalmente alcuni dei suoi sostituti, e di favoreggiamento personale di Giampaolo Tarantini per avere rallentato nell'estate 2009 l'inchiesta barese sulle escort portate proprio da Tarantini nelle residenze dell'allora premier Berlusconi. Secondo l'ipotesi della Procura di Lecce, il magistrato avrebbe inoltre favorito in maniera indiretta Berlusconi, cercando di rallentare le indagini che avrebbero potuto coinvolgerlo e "danneggiarlo politicamente", come è stato detto nella requisitoria del pm. In relazione a tali ipotesi, il procuratore della Repubblica di Lecce. Gli avvocati di Laudati, Andrea Castaldo e Carlo Di Casola, avevano invece chiesto l'assoluzione "perché il fatto non sussiste". Duro lo scontro tra la difesa e l'accusa, che Motta ha voluto rappresentare di persona fino all'ultimo giorno, trattandosi del suo ultimo processo da pubblico ministero alla luce del l'imminente pensionamento previsto per il 31 dicembre 2016. I giudici hanno ritenuto che l'abuso contestato non costituisce reato, mentre il favoreggiamento non sussiste. Nel processo si è costituito parte civile l'ex pm di Bari (oggi in servizio alla Procura generale della stessa città) Giuseppe Scelsi, coordinatore dell'inchiesta escort che per anni ha ribadito di essere stato bloccato da Laudati durante quell'attività investigativa.  All'imputato veniva inoltre contestato di avere costituito una squadra di polizia giudiziaria alle sue dirette dipendenze, per controllare l'operato dei suoi sostituti che conducevano le inchieste più scottanti su Berlusconi e sulla gestione della sanità da parte della giunta regionale guidata da Nichi Vendola. Oltre a Scelsi nel processo si è costituita parte civile anche l'ex pm Desiree Digeronimo.