Don Cesare Lodeserto sconterà il resto della pena in comunità

LECCE di Redazione AntennaSud

 

Don Cesare Lodeserto sconterà gli ultimi due anni e otto mesi di pena non in carcere, ma assistendo i disabili di un centro del mantovano. L'ex direttore del Regina Pacis di Melendugno fu condannato in via definitiva per violenze nei confronti di 17 ragazzi africani, ospitati nel centro di permanenza temporanea salentino.

 

 

Don Cesare Lodeserto sconterà il residuo di pena di due anni e otto mesi di reclusione nella sede di Quistello Balsamo, nel mantovano, dell’associazione “Ave Maria nostra speranza”.
L’istanza, depositata nei giorni scorsi dagli avvocati difensori del sacerdote 55enne di Lecce, è stata accolta dai giudici del Tribunale di Sorveglianza.
L'ex direttore del centro di permanenza temporanea per migranti Regina Pacis di San Foca di Melendugno, sconterà dunque la pena assistendo i disabili del centro lombardo, fondato nel 1978
da un commerciante di bevande che aveva un figlio disabile.
I giudici hanno accolto la tesi dei difensori di don Cesare, secondo cui non ci sono condizioni ostative alla concessione della misura alternativa, visto che il sacerdote non ha carichi pendenti, non è sottoposto a provvedimenti cautelari ed è disposto a rispettare tutte le limitazioni previste dall’affidamento.
Don Cesare finì in carcere il 14 marzo del 2005, perché accusato con sei suoi collaboratori, undici carabinieri e due medici di servizio, di violenze nei confronti di diciasette ragazzi di origine maghrebina, avvenute in seguito ad un tentativo di fuga. I fatti si riferiscono alla notte del 21 novembre 2004, quando un gruppo di migranti, trattenuti in attesa di espulsione al cpt Regina Pacis, tentarono la fuga saltando da una finestra al primo piano dell'edificio. Don Cesare fu accusato di aver tentato di costringere una ragazza a presentare una denuncia falsa.
Il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato a Lecce, si conclude il 26 settembre 2007 con una nuova condanna a 5 anni e 4 mesi e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per don Cesare. Condanna confermata poi in appello e in Cassazione.