Il caso trivelle torna alla Consulta

ROMA di Redazione AntennaSud

 

Il caso trivelle torna in Corte Costituzionale questa settimana, quando manca poco più di un mese al referendum del 17 aprile. La Consulta deciderà sui ricorsi.

A poco più di un mese dal referendum del 17 aprile, il caso "trivelle" torna questa settimana in Corte Costituzionale. Nel referendum abrogativo sarà chiesto ai cittadini se vogliono abrogare la norma in base alla quale le concessioni petrolifere già rilasciate durano fino all'esaurimento dei giacimenti.
Ma ci sono altri due importanti temi in sospeso, su cui la Cassazione ha giudicato inammissibile il referendum: il piano aree, cioè lo strumento in base al quale pianificare, e il doppio regime per il rilascio dei titoli. Sei Regioni (Puglia, Basilicata, Liguria, Marche, Sardegna e Veneto) hanno sollevato un conflitto d'attribuzione di fronte alla Consulta, con l'obiettivo di far rivivere i due referendum.
Mercoledì la Corte affronterà la prima fase, per valutare se i due conflitti siano ammissibili. Poi esaminerà il merito delle questioni proposte, in una prossima camera di consiglio.
L'esame dell'ammissibilità dirà se i soggetti coinvolti e l'oggetto proposto abbiano i requisiti per accedere alla fase di merito. Se la Corte darà il via libera, le istanze referendarie saranno esaminate nei contenuti. La Consulta dovrà poi esaminare se le prerogative dei promotori siano state lese. I ricorsi, infatti, prospettano due conflitti per "menomazione", perché "senza usurpare un potere altrui, si impedisce ad altri poteri dello Stato di esercitare serenamente e pienamente il proprio". Il governo - sostengono i ricorrenti - è intervenuto con la legge di stabilità per modificare le misure stabilite precedentemente, nello Sblocca Italia, in materia di trivellazioni e giacimenti, ma in realtà "la richiesta referendaria è stata elusa". Perché "la legge di stabilità abroga" il piano aree, "facendo venir meno ogni forma di programmazione"; e sui titoli di concessione fissa un doppio binario, uno con e uno senza proroghe, che sembra offrire una "apparente opzione", ma in realtà "si risolverebbe sempre a favore dei titoli abilitativi che consentono la proroga", vanificando così l'intento referendario di "far venire meno il regime delle proroghe". Trattandosi di un passaggio tecnico, i conflitti dovrebbero essere ammessi. Poi, però, la Corte dovrà fissare una camera di consiglio per il merito e l'esito non è scontato, visto che anche quando si trattò di decidere sull'ammissibilità del referendum sulla durata delle concessioni, il "sì" non fu unanime. Se i conflitti - o uno dei due - passeranno al merito, ci sarà un altro referendum, i cui tempi sono legati alla pronuncia della Consulta. Se arriverà entro l'estate, il governo potrebbe anche stabilire, in ogni caso con un atto normativo, una data per quest'autunno.