Trepuzzi, dal dolore della morte di Roberto al dono degli organi per una nuova vita

TREPUZZI di redazione AntennaSud

 

 

Come accettare la morte di un bimbo? “Non si riesce ad accettare”, ha esordito monsignor Fernando Filograna, vescovo della diocesi di Nardò e Gallipoli, nell'omelia durante i funerali a Trepuzzi per il piccolo Roberto, morto lunedì investito da un'auto pirata.

Un corteo di bambini ha accompagnato la salma del piccolo Roberto dalla sua abitazione fino all’oratorio Giovanni Paolo II, dove è stata allestita la camera ardente. Alle 15.30 sono stati celebrati i funerali sul sagrato della parrocchia ‘Santa Famiglia’ in via Jacopone da Todi. A Trepuzzi, nel Leccese, ieri è stato il giorno del lutto per la famiglia del piccolo investito da una Mercedes classe B, guidata da un 39enne risultato positivo ai test antidroga. La«morte celebrale» del piccolo di 10 anni è stata dichiarata alle 13 di lunedì scorso. I genitori hanno deciso di donare gli organi del loro figlio morto perso troppo, ucciso dalla irresponsabilità di chi si mette alla guida senza essere in condizioni di farlo.

L'omelia commossa e dai tratti forti del vescovo della diocesi di Nardò e Gallipoli monsignor Fernando Filograna, accorso a Trepuzzi, dove era stato lungo parroco, davanti a una folla commossa che si è stretta intorno alla famiglia dii Roberto, nella chiesa della Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. Non sono mancati accenni anche forti, perché nel libero arbitrio è contemplata la possibilità di scegliere di essere “superficiali e irresponsabili” - ha detto il vescovo Un riferimento appena accennato, ma forte e chiaro, proprio al modo in cui è Roberto morto. Dunque, un richiamo a fare uso coscienzioso e giusto della libertà.   "Se guardiamo questa bara - ha detto - si spalanca davanti a noi il gemito della morte, ma dobbiamo trovare la forza per alzare gli occhi verso il cielo e incrociare lo sguardo di Dio. E noi sappiamo che Dio ha creato la vita, non vuole la morte. A lui sta tanto a cuore la nostra vita. Si è persino fatto uomo come noi per sperimentare le nostre vicende, per darci un esempio e aiutarci. E quando è arrivato il momento di sperimentare la morte, l’ha abbracciata. Si è offerto. Ha dato la vita per noi. E per quest’offerta il Padre l’ha resuscitato, l’ha glorificato e grazie alla sua offerta anche noi godiamo della glorificazione e della resurrezione”. I genitori di Roberto hanno deciso di donare gli organi del piccolo.