Sanità, il silenzio dell'indecenza 

EDITORIALE di Onofrio D'Alesio

 

Un po’ a tutti è capitato almeno una volta nella vita di dover ricorrere alle cure degli ospedali. E a molti è capitato di dover affrontare le lunghe, se non lunghissime liste di attesa, prima di sottoporsi ad un esame specialistico. Poi è arrivato il referto, sempre scritto in termini scientifici.

Ci è capitato di leggere di lesione piuttosto che di tumore, di formazione solida iso o ipo ecogena, di non evidenti alterazioni di un particolare organo. Insomma nel labirinto dei termini ci aiutiamo con internet o attraverso il contributo di qualche amico  per capire meglio cosa abbiamo, qual è la malattia. La rappresentazione del piano di riordino ospedaliero che ieri sera è stato trionfalmente licenziato dalla giunta regionale, è un po’ come il referto medico. Poco chiaro se non in alcuni passaggi, e soprattutto da interpretare in molte altre. Se la classificazione degli ospedali regionali elencati è evidente, molte ombre ci sono sul capitolo della riconversione di otto ospedali, che ospedali non lo sono più. Si parla di trasformazione in post acuzie, di riabilitazione, di lungodegenza e di poli specialistici per la medicina territoriale, e cioè di poliambulatori. Tecnicismi su un processo di riconversione che lascia adito a ipotesi ma che isola queste strutture dal novero dei posti letto nella regione Puglia. Per comprendere  meglio, un caso su tutti in provincia di Bari: la riconversione dell’ospedale Fallacara di Triggiano che in altre stagioni era indicata come struttura integrata al Di Venere, e per il quale sono stati spesi milioni di euro per un asse viario di collegamento. Giorni fa abbiamo trasmesso le immagini di una situazione limite, in alcuni reparti del nosocomio di Carbonara, un sovraffollamento per mancanza di posti letto con pazienti ammassati in una stanza e un ospedale vicino al  collasso. Il Fallacara con la riconversione perderà anche quelli che sono rimasti, con la chiusura di tre reparti che funzionano a pieno regime. Questo significa che quelle immagini per nulla dignitose del Di Venere, continueremo a viverle, col paradosso che da una parte si svuota e si razionalizza, dall’altra si è costretti a stare su una brandina in corsia. Piuttosto che potenziare e far defluire i ricoveri si fa esattamente il contrario. Ma c’è di più  perché a Triggiano, ad esempio, anche il Pronto soccorso sarà smantellato per una questione di “pericolosità” e di numeri scarsi in termini di prestazioni. Al suo posto ci sarà una postazione del 118 con un’auto medica per le emergenze, poi la corsa a sirene spiegate in uno degli ospedali dove si troverà posto, magari anche a cento chilometri di distanza. E’ un paradigma quello della riconversione poiché il tono trionfalistico usato  dal governatore Emiliano su questo processo di concertazione con i sindaci e le comunità locali da quanto ci risulta è solo propaganda. Vi invito a sentire la viva voce dei primi cittadini e ciò che pensano al riguardo. E infine non potevamo evitare una considerazione di carattere più politico. Il silenzio del partiti del centrosinistra non solo a livello regionale ma anche nelle realtà locali in cui il centrosinistra governa e deve fare i conti con le chiusure dei nosocomi. Sempre a Triggiano ad esempio, vige il silenzio del partito democratico e dei suoi migliori alleati, anche quelli che un tempo erano disposti ad alzare barricate e che oggi passando da destra a sinistra, non possono che tacere. Ci riferiamo al partito di Lady Preferenze  Anita Maurodinoia e di quel Centro al Sud così vicino al governatore. Forse si tace per vergogna, forse perché non si sa che dire, o forse non si ha il coraggio di difendere una comunità e quindi non si da dove nascondere la faccia. Una cosa è certa che a Triggiano come a Terlizzi o in altri Comuni della Puglia i movimenti locali hanno deciso di intraprendere non una lotta di campanile, ma di affermare il diritto alla salute, se di diritto possiamo ancora parlare contro il silenzio dell'indecenza.