Sanità: l'ospedale Di Venere e la dignità perduta dei pazienti

l'Editoriale di Onofrio D'Alesio 

 

Sanità in primo piano. In queste ore si procede al perfezionamento del piano di riordino ospedaliero in Puglia che come sapete sta provocando forti reazioni da parte dei sindaci del territorio.

Oggi è in corso un incontro di maggioranza. Ma il piano sarà presentato ufficialmente sabato prossimo alle ore 10 al Policlinico di Bari dal presidente Emiliano. Sarebbero  nove le strutture ospedaliere da chiudere o nella migliore delle ipotesi da convertire in strutture poliambulatoriali. I sindaci sono sul piede di guerra, ma ora per ora cresce anche la mobilitazione dei cittadini e di comitati spontanei. Un caso tra i più lampanti riguarda la chiusura nel barese dell’Ospedale Fallacara di Triggiano che negli anni migliori poteva contare su numerosi reparti e ben oltre 400 posti letto. Poi il lento e inesorabile declino con reparti chiusi, trasferimento del centro trasfusionale e via dicendo. L’ospedale ha visto la nascita di un nuovo padiglione inaugurato dall’ex presidente Fitto i cui lavori sono stati portati a termine dopo quasi 20 anni.  Ma il Fallacara è in procinto di chiudere i battenti, poichè il Comune a pochi chilometri di distanza è servito da altre strutture ospedaliere,  il Di Venere di Carbonara e il Giovanni XXIII di via Amendola. Va aggiunto anche che proprio a Triggiano, qualche mese fa è stato inaugurato il secondo tratto dell’asse viario nord realizzato con fondi destinati alla sanità. Una strada creata per  rendere più veloce il collegamento tra l’ospedale locale e gli altri nosocomi. Adesso quella strada costata alla collettività centinaia di migliaia di euro, servirà solo per fare o le corse clandestine o per i patiti dello jogging. Eppure i triggianesi non ci stanno, e quando sentono parlare del Di Venere gli si rizzano i capelli.  I colleghi del Fattoquotidiano di Bari Il 22 gennaio scorso avevano documentato i cinque pazienti ricoverati sulle barelle nel corridoio del reparto di Chirurgia Generale, nel novembre scorso denunciavano la pioggia nei sotterranei. Il 7 e il 24 ottobre mostravamo il malfunzionamento degli ascensori, a parte le blatte nei sotterranei e al pronto soccorso, in ultimo il black out di domenica scorsa durato per oltre due ore. Se il Di Venere ha dei reparti di eccellenza, nessuno lo vuole mettere in dubbio,  ma le condizioni precarie in cui versano alcuni reparti come quello di Neurologia, ci fa sperare di non finire i nostri giorni in quelle condizioni. Il tutto è stato testimoniato dai colleghi della testata online con ben otto persone ammassate in una stanza per quattro. Tre letti da un lato, altri tre dall’altro, con al centro altri due pazienti.  Dalle immagini che vi proponiamo messe a disposizione dai colleghi, non sembra una stanza ma un lazzaretto malconcio. Non è la prima volta che succede. In altre occasioni alcuni familiari hanno anche denunciato la promiscuità tra uomini e donne nella stessa stanza, in un assurdo mucchio selvaggio. Ci chiediamo questo punto se essere fieri di queste immagini, e quale assurda giustificazione ci possa essere. Forse, non ci resta che piangere e pregare.