Clan Diomede, ai commercianti di Carrassi estorti soldi e generi alimentari

BARI di redazione AntennaSud

 

 

Duravano da anni le estorsioni con cui i componenti del clan Diomede mettevano in ginocchio i commercianti del quartiere Carrassi di Bari. Chiedevano di tutto, oltre al pizzo mensile. merce e alimenti di vario tipo. Ma sono finiti in carcere. 

Carne e pesce, ma anche merce di vario tipo, arredi (quadri, tavoli, divani), fino alla fornitura di occhiali da sole. E poi soldi. tanti soldi. Le estorsioni, dalle più classiche alle più complicate, nei confronti dei commercianti di Bari duravano da anni nel quartiere Carrassi. Gli uomini del clan mafioso Diomede chiedevano di tutto, mettendo in ginocchio i commercianti, già in ginocchio per tasse e crisi del mercato. All'alba, però, gli agenti della squadra mobile ne hanno arrestati cinque, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip di Bari Francesco Agnino, su richiesta del pm antimafia Roberto Rossi.

L'accusa, a vario titolo, per il capoclan Francesco Diomede, Cosimo Zaccaro, Giovanni Sedicina e Domenico Siciliani (padre di Danilo, in carcere per l'omicidio di Cristian Midio), è di estorsione aggravata, nell' aver, in pratica, intimidito le vittime con metodi propri dell'associazione mafiosa, oltre che di violazione della sorveglianza speciale.

Almeno 10 i commercianti che, come emerge dalle indagini, avrebbero subito le richieste estorsive del clan, trasformandole in metodo per il quieto vivere quotidiano. Accanto ai generi alimentari e alla merce, compreso il catering e i cesti natalizi, i Diomede applicavano ai titolari dei negozi anche la tangente settimanale, che si aggirava sui 100 euro, 10 per gli ambulanti, o il metodo del "cavallo di ritorno" sul furto di una bicicletta elettrica.