Veleni nel sottosuolo dell'Ilva, intervista choc di un ex operaio

TARANTO di Redazione AntennaSud

 

Veleni nello stabilimento Ilva di Taranto. Sentiamo alcuni stralci della intervista di denuncia sulla presenza di liquami sotto discariche e cokerie. Quasi sette minuti di racconto choc, pubblicati sul sito di Peacelink.

"Sotto discariche e cokerie dell'Ilva c'è di tutto. La cosa più pericolosa sono i liquami scaricati. Andavo lì con la mascherina protettiva, ma non riuscivo ugualmente a respirare per l'aria satura di sostanze". E' un passaggio della video intervista choc ad un ex operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto, realizzata di spalle e con la voce camuffata, rilasciata a Peacelink e inserita nel portale web dell'associazione. L'operaio, che ha lavorato dal 2000 al 2012 nel reparto cokerie, si dice pronto a testimoniare ai magistrati, consegnando "foto e video".
"Guardavo per terra - afferma - i vapori che uscivano dal sottosuolo. Non riuscivo neanche a starci. Quando arrivavo lavoravo come un pazzo, non vedevo l'ora di finire perché volevo scappare via da lì". Il testimone spiega di aver lavorato nelle batterie 3, 6, 7, 10, 11 e 12. "Quello che c'era lì - ha rivelato a Peacelink - era indescrivibile".
"Non c'erano vasche di contenimento - prosegue - e a volte non vedevo neanche il collega che mi stava accanto per quanto gas coke c'era sul piano di coperta. Quella nube gialla che si vede da lontano è gas coke".
L'operaio parla anche dell'asportazione dell'amianto: "Andava messo nei sacchi ma non si preoccupavano di stare attenti ai pezzi che andavano giù e non ho visto uscire i sacchi dall'Ilva".
Infine, la denuncia sui rifiuti tossici, rigorosamente coperti, che finivano nelle discariche della Grande Fabbrica tarantina: "Carbon coke che non serviva o mattoni refrattari per forni venivano buttati in discarica e coperti, senza protezioni".