Droni sul carcere, ultima mossa dei detenuti di Bari

BARI  di Redazioe AntennaSud 

 

Dopo i baci calorosi tra detenuto e consorte in cui avveniva il passaggio di cocaina o i pantaloni cuciti con la droga nascosta, ora la droga prende altre vie per raggiungere chi è in carcere e ne continua a fare uso. Potrebbe essere lanciata dal cielo con dei droni. Per fare luce su quanto accade nell'Istituto penitenziario di Bari il deputato barese Dario Ginefra presenta una interrogazione parlamentare sulla vicenda. Nel servizio abbiamo sentito il parere del sindacato Cosp in merito alla vicenda.

 

Come manna dal cielo, ma la polvere bianca che cade dal cielo di Bari sui detenuti del carcere di manna ha davvero poco, o niente. Perchè il timore che la droga raggiunga i detenuti imn carcere attraverso l'utilizzo dei droniè reale. tant'è che il deputato barese del pd Dario Ginefra ha depositato un interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Si chiede di conoscere l’attuale stato di funzionamento del sistema di videosorveglianza del carcere di Bari, se sono previste dal ministero e dal Dap forme di sostegno per l’efficientamento delle telecamere interne ed esterne per fronteggiare l’uso avanzato di tecnologie, a partire dai droni, nell’immissione di eventuali sostanze stupefacenti o altro”. ma perchè, qual è lo stato delle telecamere al carcere di Bari? Lo abbiamo chiesto a Mimmo Mastrulli, vicesegretario generale dell'l'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria.  Tra le richieste di chiarimento e i quesiti posti al ministro, Ginefra lo mette nero su bianco. “ Una considerazione che nasce all’indomani della visita alla struttura di corso Alcide De Gasperi fatta dal deputato dem. Ginefra, dopo i fuochi d’artificio esplosi a ridosso del muro di cinta del penitenziario e la violenta rissa tra clan scoppiata nella terza sezione, ha voluto rendersi conto di persona della situazione. “Durante la visita ho visto funzionare soltanto le telecamere della seconda sezione – spiega – e ho ricevuto la denuncia da parte di un funzionare del Sappe del mancato funzionamento della videosorveglianza. Eppure rispetto a tecniche avanzate, come può essere quella dell’utilizzo dei droni, bisogna disporre di sistemi di sicurezza all’avanguardia”. Al centro dell’interrogazione, però, c’è tutto il sistema di sicurezza del carcere di Bari, che per la sua collocazione al centro della città, come spesso denunciato dai sindacati, si presenta molto più vulnerabile all’introduzione di droga o coltelli. I lanci di una volta non sono stati affatto archiviati. Un anno fa era stato sempre il Sappe la “caduta di polvere bianca dal cielo”.“Si chiede se per carceri come quello di Bari e Milano che hanno ubicazione in città, al centro dell’abitato e con gravi disagi per la popolazione, e che avrebbero un alto valore dal punto di vista di valorizzazione immobiliare – prosegue Ginefra - il ministro intenda promuovere percorsi per nuovi e più moderni istituti penitenziari anche periferici e più rispettosi delle normative comunitarie che prevedono spazi più ampi per i detenuti”. E ancora, “a seguito dei ricorrenti episodi di fuochi e festeggiamenti fuori dal carcere si chiede se siano stati accertato i responsabili”.  Ma il problema riguarda anche la carenza di organico tra gli agenti della penitenziaria che, fra una traduzione di un detenuto e le ronde interne, non riescono a presidiare tutta l’area del muro di cinta 24 ore su 24. “Voglio capire come si intende affrontare il tema della carenza di organico che a Bari è sotto di 30 unità con previsione di altre 20 che andranno via per anzianità”, conclude il parlamentare.