Ilva, bufera sulla nomina a dg di Pucci che declina l'invito

TARANTO di redazione AntennaSud

 

Direttore generale dell’Ilva per sole 36 ore. Marco Pucci, nominato dg dell'Ilva rinuncia all'incarico. Su di lui pende la pena di 6 anni per la morte nel rogo della ThyssenKrupp di Torino. 

I parenti delle vittime della tragedia della Thyssenkrupp sono schifati. E come dare loro torto. Marco Pucci, che il Tribunale di Torino e la Corte d’Appello piemontese,  hanno considerato, assieme all’amministratore delegato, e altri dirigenti, responsabile della morte dei sette lavoratori dell'azienda tedesca con sede a Torino, era stato nominato direttore generale dell'Ilva. Nonostante dunque penda su di lui una pena di 6 anni e dieci mesi Marco Pucci, ingegnere di Ancona, sarebbe stato il nuovo Direttore generale dell’Ilva, dove aveva già lavorato negli anni ‘90. Le polemiche che ha scatenato questa nomina, hanno però, sortito un discreto risultato. A 36 ore dalla nomina Pucci decide di rinunciare all'incarico. "Ringrazio i Commissari per la fiducia che mi hanno mostrato nel nominarmi direttore generale di Ilva per la fase di trasferimento degli asset della società. Tuttavia non ritengo di accettare l’offerta e preferisco attendere l’esito del ricorso in Cassazione sul processo che mi ha visto condannato ingiustamente per il tragico incidente alla Thyssen di Torino». Alla nomina di Pucci sono insorti i sindacati, con Massimo Battista, lavoratore ed ex sindacalista dell’acciaieria, che parla di «ennesimo regalo del governo Renzi ai dipendenti Ilva». Nei prossimi mesi, sulla vicenda processuale di Pucci, si pronuncerà definitivamente la Cassazione. In caso di condanna, il nuovo direttore generale dell’Ilva potrebbe finire in carcere. Ma i parenti delle vittime sono sul piede di guerra. «È una nomina scandalosa» dice Luigi Santino, fratello di Rocco, una delle sette persone decedute alla ThyssenKrupp. «È ridicolo - afferma -, si dà un ruolo di tale importanza a una persona sotto processo per un fatto così grave. Ma non siamo stupiti né per nulla meravigliati: siamo in Italia, ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori...». La notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 un rogo uccise a Torino sette operai. Il Tribunale di Torino e la Corte d’Appello piemontese, ha confermato l’impianto accusatorio, riducendo la pena da sette anni a 6 anni e dieci mesi,  e hanno considerato Pucci, assieme all’amministratore delegato Harald Espenhahn, e altri dirigenti, come Gerald Priegnitz, al direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno, e agli ex addetti alla sicurezza dello stabilimento piemontese, responsabile della morte dei sette lavoratori a causa delle gravi carenze in tema di sicurezza nella fabbrica. «All’epoca - ricorda Pucci - ero nel Cda della società senza alcuna delega alla sicurezza e con responsabilità nelle aree commerciali e del marketing. Confido che i giudici supremi sapranno dare il giusto peso alle responsabilità penali personali. Sono tornato - conclude - in Ilva un anno fa e continuerò a collaborare come manager per il risanamento e il rilancio della società».