Aqp, Costantino in rotta con Emiliano: "Non sono un uomo per tutte le stagioni"

BARI  di Redazione AntennaSud 

 

Torniamo a parlare della vicenda tutta politica che riguarda l'Acquedotto Pugliese. Due giorni fa si è dimesso l'amministratore unico, il professor Nicola Costantino, in aperto contrasto con il governatore Emiliano. "Non sono un uomo per tutte le stagioni" ha detto il professore il quale ha anche precisato: "Non si può governare un'azienda come se fosse un Comune".

 

Prima ancora dello scandalo del Petruzzelli, anche un altro Ente, l’Acquedotto Pugliese, era entrato nell’occhio del ciclone a causa delle spese pazze e dello sperpero che ne faceva l’amministratore unico Ivo Monteforte, che ricordiamo, fu poi mandato a casa. Al  posto del manager chiamato all’epoca da Vendola era poi arrivato il professor Nicola Costantino, autorevole figura del mondo accademico barese, già rettore del Politecnico. Probabilmente Costantino non va d’accordo con la politica, e non predilige la mediazione. Dopo due anni ha infatti deciso di lasciare la guida di Aqp in palese contrasto con Emiliano che, dicono i malpensanti, forse non aspettava altro. Il professore ha detto molto chiaramente di non essere un uomo per tutte le stagioni. Nei due anni di incarico non ha fatto rimpiangere i suoi predecessori, ma l’arrivo di Emiliano ha in qualche modo rimescolato le carte poiché l’intento del Governatore era quello di eliminare la figura dell’amministratore unico e creare un consiglio di amministrazione. Dal cerchio magico delle amicizie, Emiliano tira fuori l’ex vicepresidente della Fiera del levante, Lorenzo De Santis, molto amico di Emiliano, e l’avvocato Francesca Pace, consigliere di Banca Tercas (Popolare di Bari). Insomma con questo strumento Aqp dovrebbe essere maggiormente efficace. Costantino intuisce che di lì a poco sarebbero cominciate le grane con l’attribuzione delle deleghe nonostante le carte assegnano pieni poteri a Costantino, che «trimestralmente» avrebbe dovuto presentare al cda «una relazione dettagliata circa i fatti di gestione di maggiore rilevanza».  Tutto questo esiste solo sulla carta poichè i due consiglieri cominciano a sindacare   sulla delibera che stabilisce l’aumento del 6 per cento della tariffa. Insomma il cda vuole aprire il confronto politico ed esercitare un controllo sugli atti dell’amministratore. Il professore, educatamente, sbatte la porta: un azienda non può essere gestita come se fosse un Comune. Per il professore le dimissioni sono irrevocabili. Agli amici racconta: "Non ho parlato col presidente Emiliano, che ringrazio per la fiducia accordatami, ma le mie dimissioni sono irrevocabili".

 

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