Era cardiopatica la bracciante morta di infarto nei campi

TARANTO di Redazione AntennaSud 

 

La sua cardiopatia fu la causa della morte della 49enne bracciante agricola di San Giorgio Jonico (Taranto), Paola Clemente, avvenuta nelle campagne di Andria, mentre era al lavoro, il 3 luglio dell'anno scorso. E' questo l'esito dell'autopsia e degli esami tossicologici, eseguiti rispettivamente dal medico legale Alessandro Dell'Erba e dal tossicologo Roberto Gagliano Candela.    

"Sindrome coronarica acuta - questo l'esito, si legge - in paziente affetta da riferita ipertensione (in trattamento) e da riferita familiarità per cardiopatia".  L'indagine sulla morte della donna è partita un mese dopo il suo decesso, ad agosto 2015, dopo la denuncia dei familiari. Il marito di Paola Clemente riferì, anche pubblicamente e ai giornalisti, delle dure condizioni di lavoro delle braccianti, assunte da agenzie interinali per conto delle aziende, del misero guadagno, pochi euro l'ora, per molte ore di lavoro al giorno. Il pm inquirente della procura di Trani, Alessandro Pesce, iscrisse nel registro degli indagati, per omicidio colposo e omesso controllo, sette persone: il proprietario del bus su cui la donna viaggiò per raggiungere le campagne andriesi, Ciro Grassi, l'autista, Salvatore Filippo Zurlo, il titolare dell'azienda "Ortofrutta Meridionale" di Corato, Luigi Terrone, che aveva ingaggiato le operaie stagionali, il direttore della Infogroup, di Noicattaro, Pietro Bello, alla guida dell'agenzia che aveva mandato la donna a lavorare in quei campi, oltre a Gianpietro Marinaro, il ragioniere dell'agenzia, e le sorelle Maria Lucia e Giovanna Marinaro rispettivamente moglie di Grassi e responsabile delle donne in campagna.