Pelillo (Pd): "Non sei un giornalista, sei fazioso, vai fuori di qui" e il collega chiama il 113

TARANTO  di Redazione AntennaSud 

 

Ha chiamato il 113 facendo intervenire sul posto la polizia dopo essere stato allontanato da una conferenza stampa del Pd provinciale in cui si è parlato di 'Legge di stabilità e provvedimenti per Taranto'. Si tratta di Luigi Abbate, giornalista che conduce, autofinanziandosi, la trasmissione Polifemo-L'occhio di Abbate, in onda il venerdì su 'Viva la Puglia Channel'. 

A vietare di partecipare alla conferenza stampa, sia al cronista che ad alcuni attivisti del Meetup del Movimento 5 Stelle, è stato il deputato Michele Pelillo, che anche in un'altra iniziativa del Pd, svoltasi nelle scorse settimane, in quella occasione pubblica, si era rifiutato di rispondere alle domande poste con insistenza da Abbate. Il giornalista ha annunciato che si rivolgerà all'Ordine dei giornalisti e agirà nelle sedi giudiziarie competenti. "L'onorevole Pelillo si è rivolto a me - ha raccontato ai colleghi - con le seguenti espressioni: non sei un giornalista, sei fazioso, vai fuori di qui". Abbate è divenuto 'famoso' per le domande sull'eccesso di tumori a Taranto che rivolse all'ex presidente dell'Ilva Emilio Riva quando gli fu strappato il microfono dalle mani durante una conferenza stampa da Girolamo Archinà, il responsabile delle relazioni istituzionali del Siderurgico, coinvolto nell'ambito dell'inchiesta della magistratura tarantina 'Ambiente svenduto'. Una scena che fu commentata con una risata durante una telefonata, intercettata dagli inquirenti, tra l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e lo stesso Archinà.         In una nota il coordinatore regionale di Forza Italia, on.Luigi Vitali, stigmatizza e definisce "inqualificabile il comportamento dell'on.Michele Pelillo, che ha allontanato da una conferenza stampa del Pd il giornalista Luigi Abbate. Ciò senza alcuna ragione, se non quella di essere professionista serio e libero da ogni condizionamento nell'esercizio del suo lavoro. A lui va la nostra solidarietà e al Pd l'invito - conclude Vitali - a cambiare nome, perché di democratico hanno davvero molto poco".