Bari: rissa a colpi di lametta in carcere, i clan si riorganizzano

BARI  di Redazione AntennaSud

 

I clan di Bari in cerca di equilibrio. E non sempre ci riescono. Forse è da qui che si deve partire per comprendere le cause della maxi rissa a colpi di lamette avvenuta lunedì nel cortile del carcere di Bari. 

 

 

La rissa scoppiata nel carcere di Bari lunedì fra due boss e i loro seguaci è segno che gli equilibri tra i clan sono ormai spaccati in città. Questa la Bari che si trova il boss Savinuccio di nuovo in città dopo due anni di carcere. Lorenzo Caldarola da qualche tempo a questa parte starebbe facendo incetta di giocani rimasti orfani di capi perchè arrestati o uccisi. Al quartier San Paolo, dove prima comandavano Giuseppe Misceo legato al clan Montani, Arcangelo telegrafo e il suo luogotente Alessandro Ruta, tutti detenuti, in affari con gli Strisciuglio. Il San paolo, dunque, come terra di reclutamento. Forse è qui che si deve cercare per comprendere le cause della maxi rissa a colpi di lamette avvenuta lunedì nel cortile del carcere di Bari. Da un lato Giuseppe Misceo, suo figlio Paolo, il fedelissimo Emanuele Grimaldi e altre due persone, dall'altro il capoclan del quartiere San Girolamo Leonardo Campanale e Alessandro Ruta, Tra loro una trentina di persone che si sono sfidate a suon di calci e pugni. Ad avere la peggio Ruta che ha riportato un profondo taglio alla gola, per cui è stato necessario un intervento nel reparto di Chirurgia estetica al policlinico. Ferito ad una guancia Campanale, mentre Misceo dall'altra parte ha riportato un taglio alla mano. La rissa è scoppiata quando l'unica guardia carceraria che li aveva accompagnati nel cortile per le due ore di passeggio stava tornando indietro per spostare gli altri detenuti. L'agente ha diviso i litiganti rischiando la vita. Il sindacato di polizia penitenziaria insorge. Poteva finire in un bagno di sangue. Le telecamere di videosorveglianza interne all'istituo intanto sono rotte da tempo. Sull'episodio indaga la Direzione distrettuale Antimafia.