Peroni ai Giapponesi ? L'offerta è da capogiro

BARI  di Redazione AntennaSud

 

Offerta da capogiro per l'acquisizione del marchio Peroni: 3,12 miliardi di euro, offerti dal produttore di birre giapponese Asahi. Notizia ancora da confermare, accolta con cauto ottimismo dai 120 operai dello stabilimento barese.

La notizia dell'offerta da capogiro (3,12 miliardi di euro) che il produttore di birre giapponese Asahi Group Holdings sarebbe disposto a sborsare per comprare la Peeoni, bionda italiana per eccellenza, nello stabilimento barese è stata accolta con cauto ottimismo. Ma i 120 dipendenti, che assicurano una capacità produttiva fino a 2 milioni di ettolitri l'anno, attendono conferme a quelle che per ora sono solo voci, per quanto insistenti. 

A dicembre scorso il gruppo anglo-belga Ab Inbev, proprietario della Peroni, ha annunciato di aver messo sul mercato lo storico marchio. L’offerta dei giapponesi dovrebbe essere ufficializzata a giorni, ed includerà l'acquisizione dell’olandese Grolsch, di proprietà di SabMiller. La fusione darebbe vita ad un colosso che deterrebbe un terzo del mercato globale della birra, con quote elevatissime in diversi paesi europei. Con l’acquisizione della Peroni, la Asahi punta a crearsi un punto d’appoggio in Europa, dove la sua presenza è piuttosto debole, cercando così di far fronte alla competizione dei grandi produttori.

Se dovesse andare in porto l’offerta di Asahi, si tratterebbe del maggior acquisto oltreoceano della storia da parte di un produttore di birre giapponese.

Fondata nel 1846 la “bionda“, identificata con lo slogan “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”, ha accompagnato l’Italia in alcune delle sue tappe storiche maggiori, fino ad entrare nelle case degli italiani con il boom economico degli anni Sessanta e le pubblicità con modelle, rigorosamente bionde, che hanno conquistato l’immaginario collettivo. Eppure quando è stata fondata nel 1846, Peroni era una vera e propria scommessa per Francesco Peroni: i consumi di birra pro capite allora in Italia erano ridotti rispetto ai concorrenti. In particolare i 0,70 litri devuti dagli italiani si scontravano con gli oltre 200 della Baviera. Una scommessa che si è rivelata di successo.