Ilva ultima chiamata, il Governo sborsa 800 milioni per il risanamento

ROMA  di Redazione AntennaSud 

 

Il governo ha deciso di mettere mano alle proprie casse e di pagare il risanamento dell’Ilva con 800 milioni di euro. L’emendamento al nono decreto legge “Salva-Ilva”  è stato approvato ieri nella seduta comune delle commissioni Ambiente ed Attività produttive della Camera in sede di conversione in legge. 

 

Il provvedimento approvato modifica la legge di stabilità che metteva la stessa cifra a disposizione dei commissari Ilva ma sotto forma di prestito bancario, con la sola garanzia dello Stato. A risanamento avvenuto, lo Stato chiederà i danni ai Riva secondo il principio "chi inquina, paga". Un ulteriore emendamento prevede lo slittamento di altri sei mesi del completamento dei lavori di risanamento previsti dall’autorizzazione Aia, il cui termine è indicato al 30 giugno 2017. Nel testo si conferma il finanziamento da 300 milioni per aiutare l’amministrazione straordinaria durante la fase di vendita. Il bando è già aperto e le procedure di vendita devono concludersi entro  giugno. La nuova proprietà dell’Ilva dovrà restituire il prestito con gli interessi. Il provvedimento approvato ieri accelera il risanamento ambientale legato a investimenti in nuove tecnologie che l’acquirente è obbligato a fare. A quanto pare è l’unico sistema per far sopravvivere il colosso siderurgico dopo il no dei giudici svizzeri al rientro in Italia del denaro sequestrato ai Riva, risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate per il risanamento ambientale.  Il testo sarà in aula a Montecitorio l’11 gennaio per poi passare nel giro di pochi giorni al Senato. Va convertito entro i primi di febbraio. Fra i lavoratori dell’Ilva cresce la preoccupazione sul futuro occupazionale. I rappresentanti sindacali chiedo un incontro al presidente del Consiglio Renzi, per discutere della vendita del siderurgico. Il timore dell’Unione sindacati di base è che si tratti di una svendita dell’Ilva. Sul piano giudiziario, intanto, l’amministrazione straordinaria chiede danni per 4 milioni di euro a 13 ex dipendenti del siderurgico, imputati per truffa ai danni dell’Ilva insieme ad altri 29, fra magazzinieri, capi reparto e dipendenti dell’ufficio acquisti, per i quali ieri la procura ha chiesto condanne da 10 mesi fino a 2 anni di reclusione. Per l’accusa l’Ilva pagò ricambi industriali anche dieci volte il reale valore.