Crollo Barletta, 15 condanne

BARLETTA di Maria Luisa Troisi

 

Una vita persa per pochi euro. Per il crollo della palazzina in via Roma a Barletta, avvenuto il 3 ottobre del 2011, sono state condannate 14 persone e una società. 

 

Un crollo che sommerse, uccidendole, 4 lavoratrici e una 14enne ma che fece emergere la piaga del lavoro nero. Una vita persa per pochi euro. Per quel crollo della palazzina in via Roma a Barletta, avvenuto il 3 ottobre del 2011, sono state condannate 14 persone e una società. Condanne comprese fra due e cinque anni e mezzo di reclusione sono state inflitte dal collegio giudicante (presidente Giulia Pavese) della prima sezione penale del Tribunale di Trani. Degli imputati, 14 erano accusati di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose plurimi, mentre la società proprietaria dell'area adiacente al palazzo crollato - quella in cui si stava lavorando alla demolizione che, secondo l'accusa, provocò il crollo, la Giannini srl - era coinvolta, negli stessi reati, per responsabilità amministrative. Il pm Giuseppe Maralfa aveva chiesto condanne a pene fra 3 e 7 anni e mezzo di reclusione. Le pene più alte sono state inflitte a Giovanni Paparella, il direttore dei lavori, condannato a cinque anni e sei mesi per i reati di omicidio colposo, crollo e lesioni colpose plurimi e ad altri sei mesi per aver violato norme antinfortunistiche. Cinque anni inflitti a Pietro Ceci, incaricato per conto della Giannini srl, proprietaria del suolo in cui si stava lavorando, della progettazione e sicurezza, insieme a Vincenzo Zagaria, condannato a quattro anni e sei mesi. Quattro anni e sette mesi sono stati comminati ad Andrea Chirulli e quattro anni e nove mesi ai suoi fratelli Giovanni e Salvatore. Si tratta di coloro che materialmente hanno effettuato i lavori. Quattro anni e nove mesi la condanna inflitta a Cosimo Giannini, della Giannini srl, proprietaria del cantiere, oltre alla contravvenzione di 35.000 euro per lottizzazione abusiva. Infine di tre anni e mezzo è la pena per il maresciallo della polizia municipale Giovanni Andriolo, chiamato a intervenire poco prima del crollo. L'uomo è stato anche interdetto dai pubblici uffici per cinque anni; stessa pena per l'ingegnere comunale Rosario Palmitessa e per il dirigente dell'ufficio tecnico, Francesco Gianferrini; inflitte poi altre condanne di minore entità, in qualche caso con sospensione della pena. Nei confronti della società è stata comminata anche una sanzione di 480.000 euro per illecito amministrativo ed è stata disposta la confisca di parte del cantiere, ad oggi ancora sotto sequestro.