Editoriale: Adisu, Emiliano e la filosofia del capitone 

BARI   di Onofrio D'Alesio 


Potremmo considerarli predoni, oppure mercenari. Pronti a spostarsi ora da una parte ora dall'altra. Nulla di politico in tutto questo nel gran teatrino della politica, quella costruita sugli affari e sullo scambio dei binari. Quella pesata a etti sulla bilancia, del ti do' tanto per avere tanto. 

E nulla che richiami i principi metafisici della partecipazione, condivisione, democrazia, cittadinanza attiva. Emerite castronerie utilizzate solo per cucire merletti su tessuti raffinati, col puntuto ago del nepotismo da basso impero.  Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, una la fa e cento forse le sbaglia commettendo errori talvolta rozzi e grossolani come quelli commessi dai suoi predecessori. Uno di loro possedeva doti naturali di eloquio e poesia, che ti estasiava alla pari del più francescano cantico delle creature, Michelone lo sceriffo purtroppo non ha neanche la delicatezza per prenderti per i fondelli e allora le cozze  e la filosofia del capitone si trasformano in simbolismi della sua magnificenza levantina. L'ultimo atto di una legislatura nata sotto il segno zodiacale dei parenti e degli amici, e' la nomina di un anonimo commercialista, che per carita' sara' un ottimo contabile e persona morigerata, ma che fino all'altro ieri ignorava cosa fosse l'Adisu. Forse un treno, forse il nome di un medicinale o di un anticoncezionale. E invece no, per chi ha rapporti col mondo universitario e con le mille problematiche del diritto allo studio e' forse qualcosa in piu' di una agenzia di scommesse o di cavalli. Ma Emiliano ha dovuto pagare dazio, in primo luogo per aver allacciato rapporti di partito con lady preferenze, al secolo Anita Maurodinoia, e inevitabilmente col suo mentore elettorale, vero architetto e restauratore del voto di preferenza, il marito Alessandro Cataldo, ex o attuale assicuratore, difficile da comprendere, incespicato in passato in noie giudiziarie che solo il diritto all'oblio ci impone di affidare alla memoria. Ma queste sono le persone e questi sono i personaggi, nani o giganti dipende dalla prospettiva, nel loro intrepido passato puntellato da indiscutibili successi elettorali sui quali si e' sempre allungata qualche ombra se non addirittura qualche piccolo sospetto. Ma perche' gettare discredito, l'onorabilita' deve essere salva sulla sottilissima linea di confine che divide il bene dal male, il furbo dall'imbecille, il ladro dal poliziotto, il dritto dallo storpio. Ma che lo stesso Emiliano ha sfruttato per una nobile causa, ovvero la sua, diventare il Sindaco di Puglia a qualsiasi costo, allargando le maglie del Pd e mettendoci dentro autentiche capre e cavoli amarissimi. Tutto, prima o poi viene al pettine, e dunque gli ottomila voti e passa della Maurodinoia che pare sia venerata anche in qualche sperduto santuario, non potevano essere sublimati. Di qui la scelta e il decreto di nomina di un cugino triggianese della Maurodinoia alla presidenza dell'Adisu. Guardacaso si chiama come il marito della Signora, Alessandro Cataldo, 51enne, commercialista e a tempo perso presentatore di spettacoli e concorsi musicali per voci nuove. C'e chi questo atto del Presidente lo considera uno schiaffo, chi un un colpo agli stinchi, chi un'offesa alla trasparenza e alla dignita' di un popolo non più sovrano, ma spettatore inerte e passivo. Un rospo grosso quanto una casa che il Pd emilianocentrico dovra' mandare giu' a colpi di Maloox ma che dovrebbe giustificare ai piu' se un pizzico di dignita' gli e' rimasta. Ma tant'e'. La nomina di un commercialista e revisore dei conti ha provocato un moto di indignazione. Sicuramente un gesto che non e' attribuibile ad un pubblico ministero, ma che e' pari a quello di uno zampognaro sceso dalle montagne visto che siamo sotto Natale. E lucean le stelle.