Terrorismo, il Cara di Bari sotto controllo

Vite passate al setaccio, storie che fino a poco fa non interessavano a nessuno e che ora, dopo i fatti di Parigi, vengono ricostruite passo passo. Ogni movimento, provenienza lecita o illecita fino all’prodo al cara di Bari. Gli elenchi degli ospiti del Cara di Bari diventano il punto da cui partire per incorciare date, nomi, storie di chi si è esposto aon proclami religiosi ed ideologici. Vite studiate come mai nessuno si sarebbe mai immaginato, storie passate al setaccio e nominativi che finiscono nei registro e nella banca dati del ministero dell’Interno, alla ricerca di eventuali segnalazioni di “riservata vigilanza”.
Gli investigatori della Digos di Bari, che da sabato scorso, all’indomani degli attenati terroristici di Parigi, stanno intensificando i controlli. Misure di sicurezza intensificate, come disposto ieri mattina in un comitato tenutosi ieri in Prefettura, su porto e aeroporto. Ma è sul cara che si concentra una vera e propria intelligence che passa al setaccio gli oltre 1.100 ospiti . Il Cara è da tempo sotto osservazione degli inquirenti perché, essendo un centro nel quale i migranti hanno piena libertà di movimento, facilmente si possono formare cellule di reclutamento per terroristi islamici. Buona parte degli ospiti è infatti di provenienza siriana. Già negli anni scorsi, intercettazioni telefoniche avevano testimoniato come all’interno di strutture come quella barese gli integralisti sfruttano la delicata posizione psicologica dei richiedenti asilo per sviluppare odi e rancori e portarli nei gruppi sovversivi.
I tempi di attesa dei richiedenti asilo per ottenere la documentazione sono particolarmente lunghi ed è per questo che il Csm ha deciso in queste ore di applicare anche a Bari un magistrato che si occupi solo dei procedimenti riguardanti i migranti che chiedono di accedere al regime di protezione internazionale.
Sarebbero infatti più di uno i fascicoli aperti dalla Procura antimafia sulla presenza di terroristi nel distretto barese, e sui quali sono in corso indagini serrate. Spesso, infatti, si tratta di personaggi che vengono inizialmente indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per poi essere identificati come reclutatori di clandestini da addestrare e poi utilizzare in attività terroristiche.
È il caso, eclatante, di Raphael Marcel Frederic Gendron e Bassam Ayachi, i due terroristi fermati al porto di Bari nel novembre 2008, perché nascondevano nel loro camper (con targa belga) due giovani siriani e tre palestinesi.
Solo con la perquisizione del camper emerse il loro vero intento. I due furono arrestati, condannati in primo grado a otto anni di reclusione e assolti da due Corti d’appello, dopo un passaggio in Cassazione. E fu proprio la Suprema Corte, nel novembre 2013 (i due nel frattempo erano già tornati in libertà), a evidenziare: “Gli imputati, mentre realizzavano il reato fine di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, costituivano una micro cellula raccordata alla cellula madre con sede in Belgio”.

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