Ergastolano evaso, l'Osapp:" Modello operativo non rispettato"

Mentre continua la caccia all’uomo nei confronti di Fabio Antonio Perrone, l’ergastolano presunto boss della Scu, evaso dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce venerdì scorso, dopo aver ferito a colpi di pistola l’assistente capo della penitenziaria Antonio Caputo, dal segretario provinciale Osapp Ruggiero Damato arriva un duro attacco all’organizzazione del lavoro del Nucleo Traduzioni. “Il modello operativo prevede che ogni detenuto sia spostato dal carcere su mezzi in cui sono presenti due poliziotti e un autista, mentre nel caso accaduto venerdì quattro agenti sono usciti con due detenuti per accompagnarli in ospedale, e che di conseguenza quello messo in atto per il trasferimento di Perrone era “non conforme alle regole”. Sulla vicenda il Dapp, dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha avviato un’indagine amministrativa per fare luce sull’episodio e stabilire eventuali responsabilità. Soldarietà all’agente ferito e ai suoi familiari arriva invece da Stefano Dambruoso, componente della commissione giustizia e questore della Camera dei Deputati. “Il ferimento dell’agente Caputo della Polizia Penitenziaria di Lecce ripropone il delicato tema dei maggiori controlli e della selettività con cui devono essere trattate le richieste di cure sanitarie extra carcerarie da parte di detenuti pericolosi e della maggiore deontologia che da tempo viene richiesta – soprattutto dalle Camere Penali – agli avvocati che seguono questi fascicoli presso il Magistrato di Sorveglianza”, scrive Dambruoso in una nota.

L’allarme sulla pericolosità delle condizioni in cui sono costretti a lavorare gli agenti di polizia penitenziaria è stato da tempo lanciato dai sindacati: orari massacranti e poche risorse a disposizione sia in carcere che per gli spostamenti dei detenuti sono tra i punti maggiormente contestati. “Nelle carceri Italiane ci sono circa 50mila delinquenti ma anche 40mila persone perbene e padri di famiglia che per meno di 2mila euro al mese rendono il loro servizio al Paese in silenzio e con dignità”, ha ricordato Dambruoso nella sua nota.  

 

MARIELLA VITUCCI

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